lunedì 12 novembre 2012

Che gatti... in movimento!

Sperando (con tutto il cuore) che Maria Loreta Pagnani, l'art director (è sufficientemente pomposo? Bene!) di Che gatti sia sopravvissuta alla visita dentistica, mi accingo a pubblicare il primo (ma sì, penso che sia il primo di una lunga serie, conoscendo la mia compulsività) video dedicato ai protagonisti del nostro quadrotto, in attesa di sentirla per le finali limature.
Ebbene sì: domani dovremmo concordare insieme gli ultimi ritocchi.
Non vedo l'ora: pur essendo una gran confusionaria, detesto lasciare le cose incompiute.
Per tornare nel clima felino (ci sono sempre, a dire il vero, ma permettemi un pizzico di teatro), ecco a voi i quadrupedi in movimento:





Sono carini, vero?
Allora a domani, Maria Loreta: ci conto!
A tutti voi grazie per l'attenzione e... ad maiora, ovviamente.

domenica 11 novembre 2012

Margherita Biruschi, un'artista a tutto tondo


"Vita d'artista, come l'ho vista, ho detto: questa è la mia", canta Paolo Conte in un pezzo degli anni Novanta. Secondo me, Margherita Biruschi potrebbe riconoscersi completamente in questo verso. E' infatti rarissimo incontrare un'artista che abbia sperimentato la propria creatività in così tanti settori come è capitato in sorte alla frizzante fermana.
Di lei conoscevo il nome e la voce già da diversi anni, avendola intervistata per il settimanale diocesano nel quale ho lavorato al mio arrivo nella cittadina marchigiana. Mi era rimasta notevolmente impressa, per l'originalità delle sue parole, trasformate poi in un suo intervento che abbiamo ospitato in una pagina dedicata al teatro. Sì, perché Margherita, oltre che pittrice e restauratrice, è stata per molti anni la presidentessa della Camera Chiara, il gruppo teatrale fondato da Luigi Maria Musati, direttore fino al 2006 dell'Accademia nazionale d'arte drammatica "Silvio D'amico" di Roma.
Non solo: oltre a dipingere/recitare/dirigere, Margherita… balla! L’ho scoperto ascoltando lo scorso anno i suoi racconti quando passava a trovarci nei freddi giorni trascorsi all’ex mercato coperto, sulle prove all'accademia Giselle di Porto San Giorgio. Di recente, poi, ne ho avuto la conferma leggendomi l'elenco di tutte le esperienze fatte dall'artista dagli anni Ottanta a oggi sul suo blog.
Margherita vi ha infatti riportato anche l’esperienza di regista del saggio-spettacolo delle ballerine di Giselle, incentrato sulla favola dei Musicanti di Brema dei Fratelli Grimm e su Wanninger di Karl Valentin. Quest’ultima è stata preceduta da un laboratorio teatrale ad hoc per le allieve dell'accademia. Immagino quanto si siano divertite, lei sicuramente, ma anche le sue pupille.
Il tratto distintivo dell'artista fermana è infatti la sua auto-ironia, come si può notare – almeno è questa la mia opinione – dall’autoritratto sotto riportato, preceduto dallo scatto dedicato all’artista. Sfidandoci a guardarla negli occhi è come se ci dicesse: perché vi prendete così maledettamente sul serio? Giocate, piuttosto.
Mi fermo qui e vi lascio alle due foto.
A Margherita dico grazie per i piacevoli ricordi dello scorso anno.
A tutti voi, come sempre, ad maiora!



martedì 6 novembre 2012

Luca Corrina e le sculture venute dal mare

Giusto la scorsa settimana l'Adriatico è stato investito da una tempesta. Niente di paragonabile (ovviamente) all'uragano Sandy, però i resti visibili sulla spiaggia il giorno dopo erano notevoli.
Mi ha colpito in modo particolare il rottame di una sedia di plastica, inchiodata a terra dai gestori di uno stabilimento balneare di Porto San Giorgio, in cui capito spesso durante l'estate. Pur non essendo l'unica traccia del forte vento della nottata precedente, l'ho considerata il perfetto simbolo della fine di un ciclo, della bella stagione certamente, ma non solo di quella.
Dentro ogni cosa che finisce, però, c'è già il seme di qualcosa che nasce. Lo testimoniano le sculture di Luca Corrina, realizzate dall'assemblaggio dei relitti provenienti - presumo - dal medesimo mare teatro dei miei bagni nella bella stagione e delle numerose passeggiate durante la brutta.
Ho assistito con grande curiosità all'allestimento del suo spazio all'ex mercato coperto di Fermo, lo scorso anno: Luca è un tipo cordiale, molto disteso davanti alla fotocamera e disponibile al dialogo.
Peccato però che da allora ne abbia perso le tracce: mi domando anzi che cosa stia combinando a distanza di quasi un anno da quelle intense giornate.
Le sue sculture, ricavate in massima parte dai legni rilasciati dalle mareggiate, rivelano una natura inquieta e molto fantasiosa. Forse da bambino gli saranno piaciute le favole piene di cavalieri, guerrieri e briganti. E forse sarà stato attratto anche dal lupo cattivo che c'è in tutti noi, a giudicare dai suoi cani danteschi, dai denti digrignanti.
Qualunque siano i demoni che sta inseguendo in questo periodo, sono comunque sicura che le opere che ne ricaverà rinnoveranno le forti emozioni che è stato capace di suscitare con quelle esposte lo scorso anno.
Le fotografie sotto riportate non potranno mai riprodurre fedelmente l'effetto indotto dalle sue creazioni: per immergervisi completamente, bisogna prendersi il tempo di guardarle a lungo e da vicino, fissando gli occhi negli sguardi stralunati dei suoi guerrieri e degli strani animali antropomorfi.
























Difficile non essere attratti dalle macchie di rosso che l'artista ha sparso in tutto il suo allestimento (benché ve ne fossero altrettante di azzurro come il mare, fonte generosa delle sue sculture).
Non c'è d'altra parte colore più adatto a raccontare la vita e la morte, simboleggiati anche dal combattimento nell'arena tra l'uomo e il toro, inseriti di certo non a caso nell'allestimento.
Fragile, e forse anche sciocco, è l'uomo che sceglie di sfidare la belva, non importa se esterna o interna a noi. Anche una volta sconfitta, infatti, non potrà comunque sfuggire al suo destino di creatura fatta di sanque e acqua, di vene e interiora. 
Luca Corrina sembra saperlo, così gioca, non senza un pizzico di crudele ironia, con noi che lo guardiamo. 
A lui e a tutti noi buona fortuna. Ne abbiamo davvero bisogno.