martedì 10 aprile 2012

Paolo Bazzani e l'umanità enigmatica dei suoi manichini

Silenzioso come un gatto, Paolo Bazzani ha una personalità piuttosto stratificata.
Lo dimostrano i suoi enigmatici manichini, con cui crea installazioni mai rassicuranti.
Prima ancora di sapere chi fosse, l'ho incontrato spesso sulla via di casa mia: potenzialmente, sarebbe stato un perfetto protagonista di una delle mie "minime storie" delle origini, dato che lo vedevo spesso scendere o salire stringendo un libro in mano. Già solo per questo, insomma, mi aveva incuriosito e fatto simpatia.
Molto più tardi ho scoperto che Paolo è il nipote di Lugano Bazzani, un poeta di Porto San Giorgio scomparso qualche anno fa, apprezzato anche da Mario Luzi, di cui, effettivamente, ho avuto modo di leggere versi bellissimi. A lui l'artista avrebbe dedicato anche un lavoro, che conto di farmi mostrare.
Qui vi lascio con l'installazione tuttora visibile all'ex mercato coperto di Fermo, dedicata alle stragi compiute giusto vent'anni fa a Sarajevo:





Nell'ultima foto si legge l'impietoso giudizio di uno dei più efferati criminali di guerra della storia del Novecento sulle vittime civili, colpevoli solo di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
L'allestimento dedicato al ventennale dell'assedio a Sarajevo terminerà il 15 aprile prossimo (dico questo a beneficio dei lettori che abitano in zona).
Oltre all'installazione di Paolo Bazzani, sono esposti lavori di altri artisti locali (in prevalenza si tratta di quadri realizzati da un piccolo estratto dei protagonisti di "Intanto", la mostra collettiva natalizia cui sto dedicando una parte dei post di questo blog in vista di un lavoro di foto-racconto più dettagliato sugli artisti di Fermo e dintorni) nonché una ricca collezione di immagini e video sui luoghi del sanguinoso conflitto nella ex Jugoslavia.
In basso, eccovi un primo piano di Bazzani, mentre scaricava dall'auto i pezzi della sua installazione di Natale:


E qui mentre sistema i manichini al di fuori dell'ex mercato coperto: 


Quando l'ho scattata, non immaginavo che si sarebbe ingenerata così tanta confusione tra gli umani e i manichini; ma, avendolo conosciuto un pochino, presumo che la mescolanza uomo-automa non gli dispiaccia.
In attesa di risentirlo e farmi raccontare meglio come prosegue la sua vita artistica, lo ringrazio di cuore... anche per la bella maglietta ideata per "Intanto" che sto usando in palestra!

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