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domenica 24 novembre 2013

ITACA alla Mole Vanvitelliana: il viaggio continua

Luogo: Ancona, Mole Vanvitelliana.
Oggetto: ITAca-Storie d'Italia.
Chi: Matteo Fulimeni e Giovanni Marrozzini approdano con il loro viaggio di immagini e parole nello spazio espositivo del capoluogo regionale delle Marche, a due passi dal porto.
Perché: presentata l'anno scorso a Bibbiena (Ar) nel Centro italiano della fotografia d'autore, la mostra approda nella regione che ha dato i natali a entrambi i protagonisti in occasione del decimo premio Paolo Volponi dedicato alla letteratura e all'impegno civile.
Come e quando: la mostra resterà aperta fino al prossimo 26 gennaio e sarà visitabile dal giovedì alla domenica dalle 17 alle 20 (al mattino su prenotazione). L'ingresso non è libero (come pensavo), bensì a pagamento: cinque euro il biglietto intero, tre euro quello ridotto.

Le cinque doppie W della tradizione giornalistica (più l'how) sono state rispettate, ma prima di chiudere queste poche righe, permettetemi di aggiungere che l'allestimento è davvero eccezionale, favorito da un contesto architettonico altrettanto unico.
Grazie ai due traghettatori di emozioni e all'energia che circolava anche tra i molti visitatori accorsi da tutta Italia per l'inaugurazione.
Chiudo questo piccolo post con un dettaglio della foto-simbolo di Giovanni a Maria Antonietta Biagelli:




Il resto andate a vederlo di persona, non dimenticando di leggere TUTTI i pannelli con i brani scritti da Matteo, che non è solo bello (come ha sottolineato, forse con una punta d'invidia, Giovanni ieri), ma anche bravo. E molto.
Ad maiora.
Of course.

mercoledì 30 ottobre 2013

Che gatti su Agorà di Cult: grazie a Silvano Bicocchi!

Meno male che ogni tanto controllo i post pubblicati dagli altri. E poi dicono che i blogger sono autoreferenziali... Sia come sia, non mi resta che ringraziare Silvano Bicocchi e il blog Agorà di Cult che cura per la Federazione italiana associazioni fotografiche, nonché mio prezioso tutor di Minime Storie, per il post su... di me! E soprattutto sul mio libro Che gatti.
Che altro aggiungere? Spero di intercettare nuovi curiosi in un mondo che continuo a osservare da una certa distanza. Come forse ho già scritto (ma sicuro!!), non mi ritengo una fotografa, ma una persona che utilizza anche la fotografia per raccontare qualcosa. Mi preme, insomma, il fine più del mezzo. Anche se, lo ammetto, senza scattare almeno qualche click proprio non ci so stare. Sotto un paio degli ultimi, con il telefonino-cordone ombelicale:

 

Grazie al Bipede e ai nostri preziosi compagni di vita. E, naturalmente, ad maiora!

sabato 21 luglio 2012

Il passato che ritorna... sulla strada per Itaca!

A distanza di quasi un mese, ritorno su questo spazio per parlare... di passato e di presente!
Giusto ieri (era il mio compleanno...) l'azienda con cui collaboro ha mandato online l'intervista a Giovanni Marrozzini sulla sua Itaca che ormai è anche un po' la mia.
Non potevo non linkarla anche qui, benché ormai quei giorni trascorsi a scattare e a scrivere sull'angolo del centro storico di Fermo in cui, per caso, mi è capitato di venire ad abitare (ma il caso non esiste... ormai me ne sono convinta anch'io) siano assai lontani, non solo per ragioni cronologiche.
Eppure, il passato che ritorna e si rifà attuale restituisce con forza ancora maggiore quello strano senso di predestinazione che ho provato quando ho incontrato, poco più di un anno fa, Giovanni e gli altri frequentatori del workshop tenuto dal mago barbuto nel Fotocineclub di Fermo, diversi dei quali ho poi rivisto nei mesi successivi con molto piacere.
Comunque vada a finire, la fotografia ha un misterioso magnetismo che avvicina persone altrimenti destinate (quasi certamente) a non incontrarsi mai.
Ed è perciò per me un onore ancora maggiore sapermi anche su Agorà di Cult, il blog creato dalla Fiaf e gestito dal mio tutor Silvano Bicocchi proprio allo scopo di parlare di quelli che stanno dietro a un mirino come me e dei molti fotografi di talento che ho avuto occasione di conoscere durante questo lunghissimo anno.
Si è forse chiuso un cerchio? Qualcosa mi dice che sia così, ma nel frattempo mi sembra (lo dico piano) che se ne sia aperto almeno un altro e chissà che non ne stia nascendo da qualche parte un altro ancora...
Staremo a vedere.
Vi lascio con due foto non utilizzate per Minime Storie, ma risalenti a quei giorni:

Finestre di Villa Vinci, sul colle del Girfalco, ambientazione della minima storia "Nobiltà pop"

Il campanile del duomo di Fermo, nel piazzale Girfalco, ambientazione di varie "minime storie"...

E, come dico sempre, ad maiora!

sabato 18 febbraio 2012

L'ultimo post del progetto per Itaca...

E' fatta: ieri mattina ho spedito il cd con il lavoro definitivo.
Diciamo che ho scelto proprio la giornata più adatta, di quelle che non vorresti mai che comparissero sul calendario (era venerdì 17), ma l'ho fatto quasi apposta perché bisogna andare contro le superstizioni.
E comunque, tanto, ero protetta dal gri-gri, il braccialetto africano che mi ha ri-regalato la scorsa estate Rai, il nostro amico di famiglia senegalese. 
Nell'ufficio postale, peraltro, ho dovuto sopportare un'attesa di oltre un'ora per poter mandare il mio pacchetto, di quelli rigonfi ma di formato quadrato (ho scoperto solo ieri mattina che esistono anche in quella foggia, proprio per agevolare la spedizione dei cd), ma per fortuna ero in lieta compagnia.
Neanche a farlo apposta, infatti, mentre vergavo con la mia incerta grafia da medico l'indirizzo del Centro fotografico della Fotografia d'Autore di Bibbiena, è entrato Bibi Iacopini, ossia il "sindaco di piazza" nel mio portfolio, nonché mecenatesco organizzatore della mostra collettiva "Intanto" e del mercatino estivo del giovedì. Oltretutto, stavo usando proprio la penna che mi aveva regalato lui giorni prima proprio perché scrive benissimo e mi impedisce di calcare come una dannata.
Insomma, mentre aspettavamo il nostro turno, con gli sfoltisci code sempre più accartocciati (il mio sicuramente: quello di Bibi, probabilmente, sarà rimasto intonso come la pelle di un bebè: mai vista una persona più ordinata di lui), abbiamo chiacchierato e scambiato battute anche con gli altri malcapitati.
In un lampo, s'è fatta l'una e solo allora, compilando all'ultimo minuto il modulino delle raccomandate, ho potuto spedire il cd. L'impiegato mi ha pure rilasciato la copia dell'avvenuta consegna allo sportello. E speriamo bene. Perché, in effetti, ho un po' timore delle inefficienze nazionali... ma meglio buttarsi alle spalle ansie e pregiudizi e rilassarsi. 
Ieri sera, per dire, alle dieci e trenta ero già a letto: così sfinita non mi sono sentita (forse...) neanche dopo aver dato la tesi (... chi mi conosce sa che non così. Storia vecchissima, meno male!). 
Oggi, poi, sono andata a vedermi la mostra "La luce delle Marche", in cui ho potuto ammirare con entusiasmo e sincera venerazione un magnifico catalogo su Mario Giacomelli, in inglese.
Ho scoperto, durante la conversazione sulla fotografia che si teneva in contemporanea al mio giro solitario tra i pannelli dei diversi autori (tra cui anche il nocchiero Giovanni Marrozzini), che per le sue serie di più foto, quelle che adesso, di solito, vengono chiamate "portfolio", il grandissimo fotografo di Senigallia impiegava sempre più di un anno.
Sono rimasta basita soprattutto davanti alle ultime, quelle di poco precedenti alla sua scomparsa. 
Giacomelli era diventato ancora più concettuale e astratto di quanto già non avesse fatto con i suoi paesaggi solarizzati e i suoi pretini. Devo assolutamente cercarne in biblioteca l'opera omnia: voglio conoscerlo il più possibile.
La mia fotografia, certo, non ha niente a che fare con la sua, neanche come idee di fondo (quanto alla tecnica, beh, lasciamo stare), ma Giacomelli mi affascina completamente proprio per il senso di mistero che mi avvolge quando guardo quelle immagini così metafisiche, in cui la materia sembra già essersi dissolta.
Insomma: voglio continuare a leggere di fotografia e migliorare le mie basi, sia tecniche sia culturali.
Su questo Giovanni il nocchiero aveva perfettamente ragione: l'ha detto durante il workshop l'estate scorsa e immagino abbia continuato a farlo anche in tutti gli altri che gli si sono accumulati sulle spalle e nella (vulcanica) testa. Bisogna studiare: la fotografia richiede impegno, esattamente come la scrittura o qualsiasi altra forma di espressione più o meno artistica.
Il mio tutor Silvano Bicocchi ha commentato con queste parole il mio progetto impaginato sapientemente dalla mia amica grafica Maddalena Blandino: "E' un'opera concettuale che ha le radici nel giornalismo, inevitabilmente non poteva che essere così!". La mia cara amica e collega Simona Mengascini ha notato, analogamente, la presenza di un'impostazione giornalistica.
Ebbene: non ho mai pensato di fare un lavoro giornalistico, ma è chiaro che hanno ragione entrambi. Vengo dalla parola e dall'immagine inserita in contesti in cui la prima ha la meglio.
Nel frattempo, però, ho cominciato a domandarmi se non arriverò a eliminarle del tutto, le parole. 
In "Minime storie", infatti, queste ultime hanno un peso fondamentale, direi identico a quello delle fotografie. Non posso tuttavia escludere di sperimentare un domani il racconto fotografico tout court. 
Staremo a vedere. Anzi: come ho scritto alla fine della descrizione del progetto, "ad maiora!".
Vi lascio con le cartine realizzate da Madda, cui ho affidato il compito di aprire e chiudere il portfolio, nell'ipotesi remotissima che quel lavoro diventi una pubblicazione:




Non c'è che dire: non hanno proprio nulla a che fare con gli obbrobri che ho improvvisato io sul Paint...
E d'altra parte, a ciascuno il suo mestiere!
Con questo post si chiude ufficialmente il progetto per ITAca.
Minime Storie, inteso come blog, però, resterà aperto, a testimoniare le future avventure di foto, parole e quant'altro passerà davanti (e dietro!) la mia Nikon.
Grazie a chiunque sia passato di qua, volutamente o per sbaglio.
A presto!