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martedì 25 febbraio 2014

Gatti e bambini, che creature speciali!

Peccato non poter utilizzare le riprese che mi ha generosamente dedicato il Bipede Paolo durante la presentazione di Che gatti allo Spazio Ragazzi della Biblioteca Romolo Spezioli di Fermo, lo scorso 17 febbraio. Non potevamo filmare i bambini che mi hanno ascoltata, così il paziente (con me) compagno di vita si è tenuto stretto sulla mia faccia... Potrei, certo, trasformare le mie chiacchiere in mp3, ma non mi pare il caso di perderci troppo tempo.

Quel che avevo da dire, in fondo, l'ho detto già nel libro e negli scatti e qualche parola che continuo giorno per giorno a dedicare a Bice e Nino.
Sì: ai bambini ho rivelato anche i loro nomi, a differenza di quanto faccio in genere quando parlo con gli adulti, potenziali acquirenti che tento di blandire con qualche sciocco trucchetto da piazzista... Con loro, invece, volevo essere fino in fondo aperta e disponibile, un comportamento che dovremmo sempre adottare con personcine così speciali.

E ho fatto proprio bene. Guardate gli scatti sotto:





Si tratta di tre disegni realizzati dai piccoli ospiti del pomeriggio dedicato alla celebrazione dei nostri amici pelosi e miagolanti.

Sono rimasta più di qualche minuto ad aggirarmi tra i mini-tavoli dove i bambini lavoravano ai loro ritratti, soffermandomi a osservare con quale concentrazione li colorassero.

E' stata, per me, la parte più bella dell'incontro, sia perché ho potuto finalmente rilassarmi sia per la piacevolezza di essere stata finalmente a contatto con l'essenza stessa della vita.

Dal mio personalissimo punto di vista di non-madre, i bambini e gli animali sono quanto di più miracoloso ci sia al mondo.

Non mi resta perciò che ringraziare ancora una volta la Biblioteca di Fermo e in particolare la bravissima Raffaella Ramini, una forza della natura molto più felina di quanto lei stessa possa credere.

Soprattutto, grazie ai piccini, con e senza coda. Per quello che sanno darci, spesso senza pretendere se non giusto un po' d'amore. E di crocchette di alta gamma.


 
 

domenica 16 febbraio 2014

Io esperta di lingua "gattese"? Diciamo "upper intermediate"!

Il grande giorno della presentazione del mio libro per i bambini di Fermo e dintorni allo spazio ragazzi della biblioteca cittadina è ormai alle porte. E, come sempre, prima di un evento da me molto atteso, avverto dentro di me sentimenti contrastanti.
Diciamo meglio: sono un tantino agitata, ma anche contenta (elettrizzata, direi!) dell'opportunità che mi è stata data.

E però... le gentilissime bibliotecarie mi hanno presentata come un'esperta di lingua "gattese". Sarà che (forse) alcune di loro non conoscono bene il mondo felino, per cui una che addirittura ha realizzato un libro fotografico apparirà assai più scafata di quanto le medesime non si sentano, eppure devo confessarlo, almeno qui sul mio personalissimo spazio.

Anche se vado a scuola di "gattese" dai miei lontani (sigh) diciassette anni, non sono ancora riuscita a padroneggiarla davvero.
Metto le mani avanti, è evidente, ma lo faccio a buon diritto (giuro che non è colpa della strizza da incontro con il pubblico).

Chi ha avuto a che fare con più di un gatto lo sa: non ne esiste uno uguale a un altro.
E anche se sembra che facciano tutti più o meno le stesse cose (tipo leccarsi, dormire quattordici ore al giorno, fare le fusa - di tanto in tanto - sgraffignare qualche prelibatezza non conforme alla loro dieta, inseguire palline e/o altri oggetti, etc etc), vi posso assicurare che nessuno sarà mai identico a un altro. Simile, forse. Ma mai uguale.

In fondo, se ci pensate bene, succede lo stesso con le altre lingue che tentiamo di imparare. Lo posso dire doppiamente a buon diritto io che ho ripreso a studiare inglese da un anno a questa parte e mi sono ritrovata giusto da poco allo stesso livello che avevo raggiunto anni e anni fa: l'upper intermediate.

Sapete perché? Perché anche se le regole sono sempre quelle, la pronuncia, tutto sommato, pure, la lingua è una cosa viva, come i gatti, ossia cambia ogni giorno ed è impossibile coglierne l'essenza più vera se non ci si lascia andare a una rilassata e arrendevole osservazione.

Ed è esattamente questo il comportamento che bisogna adottare con i gatti.
Se avete l'ambizione di capirli, in altri termini, è inutile che vi sforziate. Prima o poi saranno loro a spiegarvi che cosa volevano dirvi.
Certo, un po' di grammatica è necessaria: cioè a dire, dovrete almeno tentare di distinguere i diversi tipi di miagolii.

C'è quello acuto pre-pappa, quello lagnoso pro-coccole e quello secco per-piacere-lasciami-in-pace.
Le modulazioni dei miao, in verità, non sono finite qua: se penso alla gatta nera, la regina Vicky di mia suocera, per dire, ne dovrei aggiungere molte altre.

Per non parlare, poi, del loro, diverso, diversissimo, modo di giocare.
Come ho scritto (e fotografato), prima del nostro maschio caffellatte non avevo mai visto un gatto che fa la zuppa con i suoi giochini per facilitarne lo smembramento.
Il nostro amatissimo Sancho, per dire, le inseguiva (e le perdeva: in questo tutti i gatti sono uguali) felicissimo, ma mai che me ne abbia riportata una. Lo fa invece, almeno ogni tanto, il nostro "Picciotto" (sui nomignoli che si danno accanto ai nomi ufficiali bisognerebbe aprire un capitolo a parte), ma non come uno scodinzolante cane da riporto, bensì come un campione di basket impegnato in un assist.

La grigia, invece, non sa proprio giocare e le poche volte che ci prova fa una tenerezza infinita: è nata in campagna, lei, sai che cosa gliene importa dei giochini artificiali.
Ma quando entra una mosca in casa, invece, fa dei salti e quegli urli di guerra molto diffusi tra i suoi simili che ci fanno sempre molto ridere.

Poi, però, neanche fosse Dottoressa Jekyll, dopo le più vivaci scorribande nelle vesti di Miss Hyde, finisce per piazzarcisi in grembo pretendendo di impastarci la pancia.
Il maschio mica lo fa?

Potrei andare avanti ancora per ore, ma non mi pare il caso.
Soprattutto, non potrò ammorbare troppo a lungo i piccolini che domani mi vedranno di persona: cercherò di essere il più sintetica possibile, perché, in fondo, quel che conta è dare loro i rudimenti di questa misteriosa e in qualche misura inafferrabile lingua.

Sono anzi sicura che i loro disegni conterranno più di un segreto che non sono riuscita ancora a cogliere.
E vedrete che impareranno il gattese molto più in fretta di quanto non abbia fatto io!

A proposito delle mie evidenti lacune, anzi, date un'occhiata alla foto sotto (scattata giusto oggi) e ditemi se non ho ragione a sentirmi un po' disorientata:


Chi sarà mai questa strana creatura con le orecchie a punta e il muso da faina?
Ogni tanto, lo ammetto, qualche dubbio ce l'ho.

A sciogliermene molti, per fortuna, interviene non di rado il Bipede Paolo, il fumatore di pipa che accoglie molto spesso la grigia sulle sue gambe, che sembra saperne una più dei baffi di entrambi i nostri mici.

E in definitiva, importa poi molto stabilire se sono davvero un'esperta di gattese?
Quel che conta è la sincerità con la quale sto cercando di trasmettere le mie lacunose conoscenze. Soprattutto il senso di benessere che sono in grado di procurare questi piccoli quattrozampe a chi li accoglie nella propria famiglia.

Spero che il messaggio arrivi forte e chiaro: e se proprio non potranno adottarne uno, almeno per il momento, mi auguro che imparino a rispettarli e ad amarli.
E un domani, chi lo sa...

lunedì 24 giugno 2013

Che gatti... il booktrailer!


Ed eccolo qua, finalmente!
Sto parlando del booktrailer di "Che gatti", il libro nato, come chi mi segue sa, grazie al workshop sull'autoproduzione del libro fotografico organizzato lo scorso anno da Daniele Cinciripini e Demetrio Mancini.
All'inizio era solo un lavoro privato, in seguito si è trasformato in un progetto da condividere con un pubblico per il momento in buona parte ancora potenziale.
Dietro non c'è un editore, ma una tipografia (La Nuova Stampa di Offida, un bellissimo paese in provincia di Ascoli Piceno) e soprattutto il raffinato progetto grafico di Maria Loreta Pagnani (Elp design), la professionista che ho conosciuto durante gli incontri del workshop, che mi ha dato (e continua ancora) una notevole mano nel rendere il mio lavoro (sì, lo dico apertamente) un piccolo gioiello.
Si tratta di una storia, di quelle minime, come piacciono a me, lieve e insieme profonda, destinata a chi ama i gatti, ma in generale gli animali, i soli compagni di vita che non chiedono in fondo se non di essere amati (viziati!). Gli unici che possono farci stare meglio semplicemente guardandoli.
Ieri ho letto una mirabile pagina di Pastorale americana di Philip Roth, dedicata all'infanzia della piccola Merry, una dei protagonisti di questo capolavoro assoluto, prima che le piombasse addosso un triste e violento futuro.
Roth ne paragona la perfezione del piccolissimo corpo a quella dei felini, i piedini tondi, la postura morbida. Mi ha molto sorpreso. Come già ho scritto una volta, infatti, non ho mai pensato ai miei piccoli amici come a dei sostituti dei figli che non ho, bensì a degli alleati speciali nella vita.
Eppure, capisco che la tenerezza che i gatti suscitano in certi momenti possa ricordare la dolcezza dei primi anni, la nostra e quella dei piccini umani con cui abbiamo a che fare. Certe volte, lo ammetto, i nostri due quadrupedi, ma anche gli altri che incontro per strada o in casa d'altri, mi fanno pensare effettivamente ai miei nipoti. La perfezione è indubbiamente analoga. Poi, naturalmente, entrano in gioco altre questioni. Io con i gatti parlo, ma è piuttosto difficile che mi capiscano (fanno il comodo loro comunque!). I bambini, invece, beh, sono davvero straordinari.
Perché, quindi, comprare il mio libro? Per farsi un pochino di bene. Come? Soffermandosi sui singoli scatti, alcuni piccoli, altri su due pagine, e leggendo i brevi testi che scorrono lungo le 84 pagine che lo compongono, per conoscere un po' più da vicino questo magico, segretissimo, mondo (i miei gatti sono due asociali: non avreste alcuna possibilità di vederli, se mi veniste a trovare!) e forse per sapere qualcosa di più sui vostri gatti e su quelli dei vostri amici e delle ragioni che spingono noi umani a intrecciare relazioni più che stabili con creature così diverse da noi.
E' un piccolo libro sincero, fatto con cura e amore.
Grazie in anticipo a tutte le persone che lo vorranno nella loro libreria.
E grazie ai vostri amici felini, che di certo vi hanno spinto verso la calda copertina rossa e quelle teste addormentate.
:-)
Ad maiora!