Visualizzazione post con etichetta piazza del Popolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piazza del Popolo. Mostra tutti i post

mercoledì 23 novembre 2011

Il sindaco di piazza

Se leggerà questo post, spero che mi faccia sapere le sue impressioni...
Bibi Iacopini è una persona di squisita gentilezza. Quando si perde dietro ai suoi ricordi, gli si accendono gli occhi e gli affiora un sorriso insieme aperto e malinconico.
Non si tratta, a mio avviso, solo di una sua caratteristica personale, bensì di una tonalità propria della città in cui è nato e cresciuto. Fermo, mi ha detto stamattina, è la sua "India", cioè, traduco io, il suo ventre materno e il suo orizzonte.
E Fermo "è", insieme, malinconica e sottilmente ridente, come i colori pallidi dei suoi palazzi e i visi all'apparenza schivi dei suoi abitanti, che si sciolgono, letteralmente, quando richiamano alla memoria le leggende vecchie di generazioni.
Originariamente, Bibi non era nel mio elenco dei fotografabili, benché viso e bottega artigiana - come chiama lui stesso la sua agenzia di pubblicità - mi fossero noti da tempo.
Il caso (chiamiamolo così) mi ha portato qualche giorno fa a bussargli. Intossicata da una spessa nube nicotinica, ne sono uscita carica di aneddoti zeppi di pathos immaginifico. Primo fra tutti, ho scoperto che lo chiamano "il sindaco di piazza". E' infatti merito suo e di pochi altri, pionieristici personaggi (detto in senso proprio: ossia di persone degne di attenzione) se a Fermo è nato a inizio anni Ottanta il mercatino estivo, tuttora appuntamento fisso dei giovedì di luglio e agosto per tutti gli estimatori di mobili antichi (o presunti tali), libri, fumetti, vestiti vintage e paccottiglia varia (tra gli habituè ci sono anch'io: quest'anno, poi, ho battuto tutti i record: non ho saltato neanche l'ultimo giovedì, il primo di settembre).
Quella nascita è arrivata dopo anni cruciali per la formazione del giovane Bibi, anni che ancora oggi rilucono nel suo sguardo. Sono d'accordo con lui che il primo giorno di sole (oggi sono andata a trovarlo sotto una pioggia ben più che malinconica, direi quasi ferale) lo chiamo per fotografarlo nella "sua" piazza.
Nel frattempo, eccovi qualche immagine del mercatino:



A presto, allora. E grazie.

giovedì 20 ottobre 2011

Il barista triste

Non l'avevo considerato e invece, sorprendentemente, Gianfranco il barista potrebbe essere un ottimo soggetto da fotografare. Non so bene se si sia sciolto dopo che la sua magnifica gatta (altro soggetto altamente fotografabile) mi è saltata in braccio o se sarebbe comunque accaduto perché non aveva più voglia di bere da solo.
Fatto sta che ha tirato fuori un racconto bellissimo, una minima storia perfetta di per sé.
Un tempo il suo bar era proprio in piazza. Per i locali, la piazza per antonomasia è piazza del Popolo, una delle più belle d'Italia (ve l'assicuro!). Trent'anni fa, Gianfranco era giovane e la vita del bar si protraeva ben oltre le ventuno, l'attuale orario di chiusura. Per caso, abbiamo deciso di passare di lì per un aperitivo, ai tavolini con me c'era solo il bipede che mi sopporta e un'altra strana coppia (donna molto anziana e uomo più giovane: forse mamma e figlio? Chi può dirlo).
L'attività principale, sua e degli avventori dell'epoca, era tirare fino all'alba. In ballo, una scommessa: indovinare l'esatto istante in cui sarebbe arrivata la prima cornacchia a piazzarsi sui fili della luce. In premio, l'ultimo bicchiere gratis. 
Inspiegabilmente, però,  a un certo punto le cornacchie sono state detronizzate dagli insopportabili piccioni. Avete presente "Uccelli" di Hitchcock? Ecco. I piccioni con il loro inconfondibile odioso uh-uh hanno fatto piazza pulita dei simpatici uccellacci. Con il tempo, erano diventati talmente tanti che se n'era accorto perfino il Comune. Di qui la decisione di mandarli via con le cattive. 
Gianfranco ricorda quando nel ritaglio di cielo sopra la piazza volteggiavano i falchi. Nella legge fortemente gerarchica della natura, non ci sono (non dovrebbero esserci) animali più autorevoli di loro. 
Di conseguenza, non restava che mutare la scommessa: cogliere l'esatto istante in cui il rapace si sarebbe avventato sul piccione, materializzandosi all'improvviso dall'alto.
Mica facile? Chissà quanti bicchieri saranno stati scolati alla sua salute.
Il piccione, però, è come l'edera succhia-linfa. Neanche i falchi ce l'hanno fatta. Oltretutto, affittarli era troppo costoso, ha precisato Gianfranco con un sorriso.
L'unica arma, davvero definitiva, era chiudere i buchi dell'edificio in mattoncini che oggi ospita la biblioteca.
Poi sono spariti anche i fili della luce (o prima, chissà). Fatto sta che adesso "piazza" è assai diversa dall'omologa San Marco a Venezia. I piccioni sono diventati una rarità. Mentre, sugli alberi del duomo, spesso proprio sulla punta di quelli più alti, si scorgono le eleganti, silenziose, tortore.
E Gianfranco è diventato triste.