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sabato 29 settembre 2012

Da piazzetta alla fotografia: ritratto (in breve) del grande (e simpatico) Renè

Le abitudini acquisite negli anni della scuola sono dure a morire: sarà per questo che per me settembre è sempre stato il vero primo mese dell'anno, denso di propositi e progetti, che per esperienza già so non realizzabili in toto.
Riparto perciò anche con i post sugli artisti conosciuti lo scorso dicembre in occasione della grande mostra collettiva di Fermo "Intanto", ma con aspettative un po' ridimensionate rispetto agli obiettivi iniziali.
Originariamente, infatti, volevo dar vita a una sorta di racconto preparatorio in vista di scatti ambientati, da dedicare a ciascuna delle persone che hanno preso parte alla collettiva natalizia, ma temo che non ce la farò mai, innanzitutto per ragioni di tempo... e, non lo nascondo, di denaro.
Poco male: per fortuna ho scattato così tanto nelle giornate precedenti all'inaugurazione dell'allestimento, rimasto poi aperto un mese intero, da possedere comunque un discreto bagaglio di fotografie dal quale attingere a futura memoria.
Riparto, perciò, più o meno da dove mi ero fermata, ossia dai fotografi che avevano esposto i propri lavori.
Di Renato Santiloni ho già parlato più volte proprio durante i giorni della mostra, ma qui ci tenevo ad aggiungere giusto qualche dettaglio in più sul personaggio.
Noto a tutti come Renè, questo patito della fotografia ha conoscenze tecniche da far impallidire pure i professionisti. Non a caso, la prima volta che ci siamo incontrati, vedendomi scattare come una matta, mi ha detto, con tono di finto rimprovero: "E che ci fai con quell'affare là?". Beh, non sono sicuramente le sue parole precise (sarei inquietante se me li ricordassi alla perfezione!), ma voleva simpaticamente soltanto farmi notare che cannone possedesse lui a sua volta.
Nei giorni successivi abbiamo avuto spesso occasione di confrontarci e devo ammettere che da lui potrei imparare un sacco di trucchi tecnici. Al di là di questo, Renè conosce (ed è conosciuto) da tutta Fermo e potrebbe in generale erudirmi su un'infinità di dettagli relativi a Fermo e ai personaggi che l'hanno popolata nel tempo.
Dove andare a cercarlo? Naturalmente in piazzetta, la sua vera terra d'elezione, il luogo in cui incontrava immagino tutti i giorni e pure più volte al giorno il famoso Vincè de li Pacchi, lo scomparso ex fattorino della corriera per Roma da Renè immortalato negli scatti che ha presentato a Intanto, nello spazio condiviso con la scultrice Francesca Blasi.
Da qualche tempo ho poi scoperto che Renè ha anche la pagina Facebook: come profilo tuttora si mostra sotto le vesti di un magnifico gatto rosso un tantino sgarrupato, forse immortalato in qualche vicolo. Non sapevo che amasse i gatti, almeno fotograficamente parlando. Non vi nascondo che per me è un ulteriore elemento di simpatia.
Vi lascio quindi con alcuni scatti che gli ho dedicato, compresa quello in cui s'improvvisa (immagino anche qui con una certa perizia tecnica) come elettricista:









La scorsa estate ci siamo incontrati per pochi minuti a un concerto, io con una ridicola compattina (da lui ovviamente sbeffeggiata) e lui con il solito (o un altro, chissà) cannone.
Renè, che ci vuoi fare? Sono un caso disperato: altrimenti non mi sarei scelta il mestiere che ho scelto.
Spero comunque di rivederti: uno di questi giorni passo da piazzetta, va.
Alla prossima!

giovedì 29 dicembre 2011

L'uomo delle bombole e la vera arte

La pausa natalizia stroncherebbe le velleità artistiche di chiunque (chissà che cosa ne avrebbe detto Picasso: lo cito non a caso, in onore della conversazione cui ho preso parte ieri, con modeste considerazioni e molto desiderio di imparare), ma per fortuna c'è chi è capace di riportarci sulla "diritta via" della creatività.
Sto parlando dell'uomo delle bombole, mani grosse da lavoratore e cervello più che fino. Nelle due volte che l'ho incontrato all'ex mercato coperto, alle prese con l'improbo compito di fornirci un po' di riscaldamento, ci ha incantati tutti con le sue frasi dense, perfette per la sceneggiatura di un film di Aki Kaurismaki.
"Vincè ha avuto a che fare con le valigie tutta la vita, eppure non ha mai fatto un viaggio, ci pensate?".
Noi zitti per lo stupore.
E poi ieri, parlando dello spazio che ospita la collettiva "INTANTO", ha chiosato: "Da dove una volta uscivano pezzi di carne, adesso escono frammenti d'arte". Tu lo dici, uomo delle bombole, con il tono giusto e le giuste pause. Accidenti che tipo che sei.
Torna a trovarci (anche perché, se non ci aiuti con quei malandati funghi, potresti ritrovarci stecchiti, prima o poi).
Grazie per il prezioso supporto: l'arte ha bisogno di calore, reale e metaforico.
Purtroppo, non ho una foto dell'uomo delle bombole. Compenso con il cartello affisso alla fermata della corriera per Roma, dedicato al grande Vincè de li pacchi, l'uomo delle valigie che non ha mai viaggiato:

La foto è parecchio sgranata, per la scarsa presenza di luce e per il fatto che l'ho scattata dalla corriera, qualche minuto prima di partire per la capitale. 
Aspettavo però il momento giusto per usarla. Eccolo qui: grazie, uomo delle bombole. Grazie (ancora una volta), Vincè.

domenica 18 dicembre 2011

La famiglia Rispi

Su corso Cefalonia, fino agli anni Sessanta, c'era una cioccolateria Venchi molto prelibata.
La si riconosce ancora dalle api scolpite sulle colonne ai lati della porta e dal pannello rettangolare sopra lo stipite.
Adesso è una bottega vuota, l'ennesima del centro storico.
Subito dopo, segue il portone dell'abitazione della famiglia Rispi, secondo i pettegolezzi locali abile nell'arte dello strozzinaggio. Qualcuno li aveva ribattezzati i Rospi, anche per la malsana abitudine di girare come straccivendoli,  pur essendo miliardari.
Addirittura, una commerciante del mercato della piazza sottostante, tuttora adibita a questo scopo, era solita dare qualche spicciolo alla padrona dell'antico palazzo che ospitava anche la bottega del cioccolato, impietosita dall'aspetto miserevole.
Finché un giorno, un grillo parlante le disse come stavano le cose.
Almeno, questo è quel che hanno raccontato a Renè, l'autore delle famose foto a "Vincè de li pacchi", colui (in ultima istanza) che ha permesso il mio ingresso in qualità di fotografa ufficiale del backstage alla collettiva di artisti in corso di svolgimento all'ex mercato coperto, che si trova giusto affianco alla piazza in cui i Rispi avrebbero giocato a fare i poveri.
Ed eccovi Renè, molto probabilmente destinato anch'egli a far parte delle mie "Minime storie" (anche se lui ancora non lo sa):

Sullo sfondo, nella cornice, Vincenzo Rossetti, in uno degli intensi scatti del più noto battutista di Fermo.
Approfitto dell'occasione per ringraziare il primo, per l'assistenza morale che mi sta facendo dal posto in cui si trova adesso, qualunque esso sia, e il secondo, per la simpatia, la disponibilità e... l'assistenza tecnico-psicologica di questi giorni!

lunedì 21 novembre 2011

Francesca e la scultura di Vincè

Grandi scoperte su Vincè de li pacchi, purtroppo troppo presto scomparso.
Con un giro degno dell'ispettore Clouseau, sono riuscita a rintracciare l'autrice della scultura che sostava in una bottega artigiana e che ho saputo appartenere a suo nonno. 
Quando gli ha chiesto di posare per lei, Francesca (così si chiama la simpatica artista) era in attesa del suo Martino, ma non ne era ancora consapevole. Per circa un mese e mezzo, Vincè, "all'incirca tutti i giorni, all'incirca alle otto", mi ha raccontato, veniva da lei e se ne restava immobile (più o meno!) a farsi tratteggiare, raccontandole anche un sacco di aneddoti (che invidia!). Poi schizzava via alla fermata della corriera per Roma, dove lo vedevo molto spesso. Tutto questo è successo solo due anni fa. Martino, il bellissimo bimbo che stamattina mi ha tenuto d'occhio per tutto il tempo della mia visita, è nato giusto lo stesso giorno di Vincè, il 12 giugno.
E poi le chiamano coincidenze.
Francesca mi ha mostrato la testa in argilla cotta (ma quando ci rivedremo mi faccio spiegare per filo e per segno come ha lavorato: m'interessa moltissimo!) soffermandosi sull'etichetta appuntata sulla camicia da due spilloni (riprodotti perfettamente, come tutto il resto dell'indimenticabile viso di Vincè), su cui c'era scritto: "Vincè, il portabagagli". 
Per poter fotografare la statua, devo aspettare che Francesca mi richiami: abbiamo entrambe bisogno del consenso scritto, lei per esibire la scultura in un evento pubblico natalizio e io per renderla "famosa" in tutta Italia...
Dimenticavo: una seconda opera, più maestosa, a lui dedicata Francesca vorrebbe realizzarla usando il mattone di Fermo, poroso e marroncino come questo che sporge dalla parete di via Mazzini:

Se tutto andrà come lei si augura, la sua nuova opera dovrebbe stazionare molto vicino alla fermata della corriera per Roma. 
Comunque vada a finire, speriamo che Vincè, dovunque si trovi adesso, sia contento che gli dedichiamo tanta (sincera) attenzione.
Io terrò le dita incrociate.