Sono molto legata a Mario Dondero per varie ragioni.
Innanzitutto, per l'indimenticabile primo incontro, risalente ormai a quasi due anni fa, avvenuto in un pomeriggio di inizio autunno molto dolce. Da quella esperienza ho tratto un'intervista, ma soprattutto la spinta morale, davvero formidabile, a riprendere con la mia antica passione, testimoniata da questo piccolo spazio.
All'appuntamento in piazza del Popolo concordato con il fotoreporter genovese-milanese ormai trapiantato a Fermo (tra un viaggio e l'altro. Ma come farà?), era seguito un thè consumato ai tavolini en plein air del bar Il capolinea, gli stessi che ho rivisto giusto una mezz'oretta fa, essendovi tornata apposta per chiedere quanto ancora durerà la mostra-omaggio al gatto Tigre, una creatura andata da poco ad arricchire l'empireo dei felini di tutte le epoche. Ho visto gli scatti di Mario, tuttora esposti sulle pareti del locale, già lo scorso inverno, in un'altra epica serata trascorsa stavolta all'interno. A renderla unica, quella volta c'era tutta la famiglia Vergari, al cui capostipite ho dedicato una delle mie Minime Storie (dovrò mostrargliela, prima o poi...) scaturita dall'intensità dei racconti di cui solo Gianfranco, mister Capolinea, può essere capace.
Da quel che ho saputo, la magia canterina da cui si fanno prendere, certe sere speciali, gli avventori di questo bar, si è ripetuta anche la sera dell'inaugurazione dell'allestimento dedicato a Tigre. Purtroppo, non ho potuto prendervi parte, ma m'immagino Mario che canta con la sua voce da crooner, sotto lo sguardo metà divertito metà imbarazzato di Laura Strappa, una donna davvero straordinaria.
Per fortuna, avevo già visto quelle foto, ammirandone la composizione, la luce e soprattutto il volto indolente e regale di questa creatura di strada, adottata dai gestori del bar e "prestata" a un loro comune amico, lo scrittore Sandro Olimpi, che non ho ancora avuto la fortuna di conoscere.
Ogni cosa al suo tempo: per il momento, mi accontento delle parole composte da quest'ultimo proprio in occasione della mostra sul magnifico gatto. Chi volesse assaporarle, tra uno scatto e l'altro di Mario (allietato magari da un buon bicchiere di prosecco!), non ha che da andare al Capolinea, che per chi non lo sapesse di trova appena fuori dall'arco d'ingresso a piazza del Popolo.
A me non resta che lasciarvi con gli scatti che avevo fatto lo scorso inverno (si tratta di classiche meta-foto: ossia di foto ad altre foto, di un livello assai diverso dal mio, aggiungerei!) e con qualcuno rubato alla mostra collettiva Intanto, nello spazio allestito da Dondero con la collaborazione della Sala degli Artisti, il cinema di Fermo che ospita alcuni scatti del fotoreporter nel proprio foyer.
In basso, eccovi Mario con il suo amico Umberto Bufalini, anche lui partecipante alla collettiva natalizia con le fotografie in bianco e nero visibili nella prima foto, nonché autore anche di quella che mi ritrae finalmente con lui:
Dalla mia espressione giuliva si capisce quanto fossi contenta di quest'abbraccio. Confermo: è proprio così...
E ora, chi può... tutti al bar!
Agli altri: alla prossima!
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martedì 29 maggio 2012
giovedì 1 dicembre 2011
Omaggio a Tigre
Il pretesto per fotografare Gianfranco e la sua bella famiglia (la moglie è una Regina di nome e di fatto!) è stato un gatto, oggi molto anziano.
Ai tempi del set fotografico che gli ha dedicato Mario Dondero, Tigre era un giovanotto, dal pelo lucido e lo sguardo buono. Appartiene a un suo vecchio amico, altro potenziale fotografabile, per me (ma staremo a vedere).
Ho avuto il privilegio di vedere gli scatti di Mario. Fotografare le foto è sempre un rischio, oltre che un semi-furto. Mi arrogo però il diritto di mostrarle giusto perché sono stata io a disporle in questo modo:
Nell'angolo in basso a sinistra della terza foto c'è un altro gattino di cui nel bar ignorano la provenienza. Simboleggia però molto bene il ciclo della vita.
Se Tigre non dovesse più essere tra noi - e benché abbia deciso che non finirà tra le mie Minime Storie "ufficiali" - sappia di essere stato molto amato. Anche da chi l'ha conosciuto solo in foto.
martedì 29 novembre 2011
Storie da bar: una strada forse c'è
E invece forse sono riuscita a trovare un paio di foto adatte per la mia (decima? non ricordo!) Minima Storia.
A raccontare la serata di domenica scorsa, ci ha pensato Massimo, quindi qui non mi ripeto.
Però sento, lo sento profondamente, che bisogna darsi una mano, rilanciarsi, smuoversi vicendevolmente, per non morire.
Non sto esagerando, perché se c'è una cosa che mi fa ancora più paura della crisi, è la morte interiore.
Invece, le persone che frequentano i bar, anche le più tristi e malinconiche, vogliono vivere.
Lo si vede negli sguardi di tutti, gestori e avventori, soprattutto quando un po' d'alcol comincia a scaldare le vene, e non solo.
In modeste quantità, il vino o quel che è fa emergere il cuore, in chi ce l'ha.
E Gianfranco, sua moglie e la loro bellissima figlia Emanuela il cuore ce l'hanno.
Per questo motivo ero dispiaciuta che il grosso delle foto fosse scuro e io il flash (intendo quel flashino inutile che mettono su tutte le fotocamera) lo odio.
Per questo motivo ero dispiaciuta che il grosso delle foto fosse scuro e io il flash (intendo quel flashino inutile che mettono su tutte le fotocamera) lo odio.
Per fortuna, ho trovato una strada: vediamo che cosa ne dice il tutor.
Intanto, ai frequentatori di questo spazio (e magari anche di qualcuno del Capolinea cafè, cui sono legatissima per varie ragioni...) offro qualche scatto, compreso uno di quelli fatti, per interposto fotografo (e che fotografo: si tratta del grandissimo Mario Dondero!) a Tigre:
Arrivederci a presto, dunque. E resistiamo!
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