Ho scelto il tema per il lavoro (si fa sempre per dire) che porterò a Intanto, la mostra collettiva bla bla di Fermo.
Non vi anticipo nulla, ma volevo giusto comunicarvi due cosette.
La prima: ho appena tolto dal blog la pagina Storie da tweet, perché non funzionava né la usavo da tempo immemorabile.
La seconda: la maggior parte delle mie foto adatte (eventualmente) a una seconda edizione di Minime storie è già in giro, su Facebook, principalmente, ma anche su Instagram.
I blog sono superati e io lo so benissimo. Ritengo tuttavia che piccoli spazi così non facciano male a nessuno, per cui lascio questo qui in rete a disposizione di chi vorrà.
Anche perché, udite udite, c'è anche chi non usa alcun social network.
E magari ha piacere di sapere che diavolo vado scattando.
Tipo questo:
Si chiama C'era una volta il Novecento.
La scoperta della cassetta abbandonata è merito di mia cugina, con cui ho fatto una breve ma tanto bella passeggiata in spiaggia.
Una cosa simile era successa pure per le scarpe da sposa (avvistate per primo dal Bipede) che ho usato come logo del blog e per i miei bigliettini da visita (non fatemi dire altro, sennò divento sarcastica).
Insomma: rubo volentieri i suggerimenti altrui.
Questa foto racconta molto di come vedo il mondo.
Altre parole non servono.
Ah, no.
Ad maiora.
Visualizzazione post con etichetta minime storie. Mostra tutti i post
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lunedì 30 novembre 2015
mercoledì 8 luglio 2015
Voglia di leggerezza? Leggete #Chegatti!
Facebook mi ha avvisato dell'appello (???) dei fan di Minime Storie a scrivere qualcosa di nuovo.
Avrei dovuto farlo direttamente lì (so benissimo che dietro il messaggio c'è un banalissimo computer), ma non c'avevo voglia per cui sono ripassata di qua.
Come aggiorno il blog, diciamo così, aziendale della sottoscritta?
Così:
Avrei voluto linkarvi il video che ho ricavato dalle riprese fatte da mio padre (in massima parte) durante l'infanzia, ma è pieno di dati sensibili su persone che mi sono molto vicine.
Le storie minime continuano ad affascinarmi, ma ora è tempo di cose più grandi.
E più serie.
In ogni caso, per chi volesse leggerezza e sorrisi, Che Gatti (il mio libro) è un'ottima lettura estiva. Lo trovate qui.
Oppure, chiedete direttamente a me.
Grazie dell'attenzione e buona estate a tutti.
Avrei dovuto farlo direttamente lì (so benissimo che dietro il messaggio c'è un banalissimo computer), ma non c'avevo voglia per cui sono ripassata di qua.
Come aggiorno il blog, diciamo così, aziendale della sottoscritta?
Così:
Molto aziendale, non c'è dubbio.
E poi così:
Avrei voluto linkarvi il video che ho ricavato dalle riprese fatte da mio padre (in massima parte) durante l'infanzia, ma è pieno di dati sensibili su persone che mi sono molto vicine.
Le storie minime continuano ad affascinarmi, ma ora è tempo di cose più grandi.
E più serie.
In ogni caso, per chi volesse leggerezza e sorrisi, Che Gatti (il mio libro) è un'ottima lettura estiva. Lo trovate qui.
Oppure, chiedete direttamente a me.
Grazie dell'attenzione e buona estate a tutti.
domenica 24 novembre 2013
ITACA alla Mole Vanvitelliana: il viaggio continua
Luogo: Ancona, Mole Vanvitelliana.
Oggetto: ITAca-Storie d'Italia.
Chi: Matteo Fulimeni e Giovanni Marrozzini approdano con il loro viaggio di immagini e parole nello spazio espositivo del capoluogo regionale delle Marche, a due passi dal porto.
Perché: presentata l'anno scorso a Bibbiena (Ar) nel Centro italiano della fotografia d'autore, la mostra approda nella regione che ha dato i natali a entrambi i protagonisti in occasione del decimo premio Paolo Volponi dedicato alla letteratura e all'impegno civile.
Come e quando: la mostra resterà aperta fino al prossimo 26 gennaio e sarà visitabile dal giovedì alla domenica dalle 17 alle 20 (al mattino su prenotazione). L'ingresso non è libero (come pensavo), bensì a pagamento: cinque euro il biglietto intero, tre euro quello ridotto.
Le cinque doppie W della tradizione giornalistica (più l'how) sono state rispettate, ma prima di chiudere queste poche righe, permettetemi di aggiungere che l'allestimento è davvero eccezionale, favorito da un contesto architettonico altrettanto unico.
Grazie ai due traghettatori di emozioni e all'energia che circolava anche tra i molti visitatori accorsi da tutta Italia per l'inaugurazione.
Chiudo questo piccolo post con un dettaglio della foto-simbolo di Giovanni a Maria Antonietta Biagelli:
Il resto andate a vederlo di persona, non dimenticando di leggere TUTTI i pannelli con i brani scritti da Matteo, che non è solo bello (come ha sottolineato, forse con una punta d'invidia, Giovanni ieri), ma anche bravo. E molto.
Ad maiora.
Of course.
Oggetto: ITAca-Storie d'Italia.
Chi: Matteo Fulimeni e Giovanni Marrozzini approdano con il loro viaggio di immagini e parole nello spazio espositivo del capoluogo regionale delle Marche, a due passi dal porto.
Perché: presentata l'anno scorso a Bibbiena (Ar) nel Centro italiano della fotografia d'autore, la mostra approda nella regione che ha dato i natali a entrambi i protagonisti in occasione del decimo premio Paolo Volponi dedicato alla letteratura e all'impegno civile.
Come e quando: la mostra resterà aperta fino al prossimo 26 gennaio e sarà visitabile dal giovedì alla domenica dalle 17 alle 20 (al mattino su prenotazione). L'ingresso non è libero (come pensavo), bensì a pagamento: cinque euro il biglietto intero, tre euro quello ridotto.
Le cinque doppie W della tradizione giornalistica (più l'how) sono state rispettate, ma prima di chiudere queste poche righe, permettetemi di aggiungere che l'allestimento è davvero eccezionale, favorito da un contesto architettonico altrettanto unico.
Grazie ai due traghettatori di emozioni e all'energia che circolava anche tra i molti visitatori accorsi da tutta Italia per l'inaugurazione.
Chiudo questo piccolo post con un dettaglio della foto-simbolo di Giovanni a Maria Antonietta Biagelli:
Il resto andate a vederlo di persona, non dimenticando di leggere TUTTI i pannelli con i brani scritti da Matteo, che non è solo bello (come ha sottolineato, forse con una punta d'invidia, Giovanni ieri), ma anche bravo. E molto.
Ad maiora.
Of course.
giovedì 21 febbraio 2013
Da Itaca a Letteralmente fotografia... con Giovanni Marrozzini!
| Castelluccio di Norcia |
Mi sto riferendo alla mia prossima avventura in qualità di "facilitatrice di scrittura", affianco (o sarebbe meglio dire al seguito) di Giovanni Marrozzini, il fotografo-nocchiero che mi ha condotto lo scorso anno sulla strada per Itaca.
E così, dopo Minime Storie, mi preparo a vivere un'esperienza che già so sarà molto importante.
Chi mi conosce bene, sa che cercherò di dare il massimo, sperando di trasmettere fosse pure un'oncia dell'entusiasmo che sto provando in questo periodo di studio dei luoghi in cui si svolgerà il nostro (ebbene sì: nostro!) workshop dal fascinoso titolo (non ideato da me, perciò posso permettermi di affermarlo) Letteralmente fotografia.
Che altro dire?
Indovinate un po'?
Uno
due
tre
... Ad maiora!
sabato 21 luglio 2012
Il passato che ritorna... sulla strada per Itaca!
A distanza di quasi un mese, ritorno su questo spazio per parlare... di passato e di presente!
Giusto ieri (era il mio compleanno...) l'azienda con cui collaboro ha mandato online l'intervista a Giovanni Marrozzini sulla sua Itaca che ormai è anche un po' la mia.
Non potevo non linkarla anche qui, benché ormai quei giorni trascorsi a scattare e a scrivere sull'angolo del centro storico di Fermo in cui, per caso, mi è capitato di venire ad abitare (ma il caso non esiste... ormai me ne sono convinta anch'io) siano assai lontani, non solo per ragioni cronologiche.
Eppure, il passato che ritorna e si rifà attuale restituisce con forza ancora maggiore quello strano senso di predestinazione che ho provato quando ho incontrato, poco più di un anno fa, Giovanni e gli altri frequentatori del workshop tenuto dal mago barbuto nel Fotocineclub di Fermo, diversi dei quali ho poi rivisto nei mesi successivi con molto piacere.
Comunque vada a finire, la fotografia ha un misterioso magnetismo che avvicina persone altrimenti destinate (quasi certamente) a non incontrarsi mai.
Ed è perciò per me un onore ancora maggiore sapermi anche su Agorà di Cult, il blog creato dalla Fiaf e gestito dal mio tutor Silvano Bicocchi proprio allo scopo di parlare di quelli che stanno dietro a un mirino come me e dei molti fotografi di talento che ho avuto occasione di conoscere durante questo lunghissimo anno.
Si è forse chiuso un cerchio? Qualcosa mi dice che sia così, ma nel frattempo mi sembra (lo dico piano) che se ne sia aperto almeno un altro e chissà che non ne stia nascendo da qualche parte un altro ancora...
Staremo a vedere.
Vi lascio con due foto non utilizzate per Minime Storie, ma risalenti a quei giorni:
E, come dico sempre, ad maiora!
Giusto ieri (era il mio compleanno...) l'azienda con cui collaboro ha mandato online l'intervista a Giovanni Marrozzini sulla sua Itaca che ormai è anche un po' la mia.
Non potevo non linkarla anche qui, benché ormai quei giorni trascorsi a scattare e a scrivere sull'angolo del centro storico di Fermo in cui, per caso, mi è capitato di venire ad abitare (ma il caso non esiste... ormai me ne sono convinta anch'io) siano assai lontani, non solo per ragioni cronologiche.
Eppure, il passato che ritorna e si rifà attuale restituisce con forza ancora maggiore quello strano senso di predestinazione che ho provato quando ho incontrato, poco più di un anno fa, Giovanni e gli altri frequentatori del workshop tenuto dal mago barbuto nel Fotocineclub di Fermo, diversi dei quali ho poi rivisto nei mesi successivi con molto piacere.
Comunque vada a finire, la fotografia ha un misterioso magnetismo che avvicina persone altrimenti destinate (quasi certamente) a non incontrarsi mai.
Ed è perciò per me un onore ancora maggiore sapermi anche su Agorà di Cult, il blog creato dalla Fiaf e gestito dal mio tutor Silvano Bicocchi proprio allo scopo di parlare di quelli che stanno dietro a un mirino come me e dei molti fotografi di talento che ho avuto occasione di conoscere durante questo lunghissimo anno.
Si è forse chiuso un cerchio? Qualcosa mi dice che sia così, ma nel frattempo mi sembra (lo dico piano) che se ne sia aperto almeno un altro e chissà che non ne stia nascendo da qualche parte un altro ancora...
Staremo a vedere.
Vi lascio con due foto non utilizzate per Minime Storie, ma risalenti a quei giorni:
| Finestre di Villa Vinci, sul colle del Girfalco, ambientazione della minima storia "Nobiltà pop" |
| Il campanile del duomo di Fermo, nel piazzale Girfalco, ambientazione di varie "minime storie"... |
E, come dico sempre, ad maiora!
lunedì 18 giugno 2012
Lestrigoni e Ciclopi sulla via per Itaca? Levatevi di torno
Chissà se è vero che Giovanni Marrozzini smetterà di fare il fotografo di professione.
Personalmente, non ci credo e in ogni caso gli auguro innanzitutto di staccare per un po' (anche un bel po', se necessario) prima di pronunciare altre frasi così. Perché, diciamolo: chi l'ha conosciuto anche solo superficialmente (come la sottoscritta) intuisce che un tipo così appassionato difficilmente potrà mai cessare di dare il massimo in tutto ciò che farà. Foss'anche "solo" il padre.
In ogni caso, il viaggio alla ricerca della sua Itaca si è ufficialmente concluso lo scorso fine settimana, in un mare di folla e di ovazioni che neanche ai concerti rock.
Purtroppo non sono riuscita a godermi la sua mostra con la dovuta attenzione (alle inaugurazioni è sempre così ed è ben per questo che in genere le diserto). E non so neanche se riuscirò a tornarci prima che chiuda, il prossimo 9 settembre.
Potendo, ci riandrei di corsa già domani, sia per la bellezza dei luoghi che circondano il Centro italiano della fotografia d'autore di Bibbiena, un piccolo borgo in provincia d'Arezzo, sia per il valore dell'allestimento dedicato all'intenso viaggio in Italia a bordo di un camper, compiuto da Giovanni e Matteo Fulimeni, un giovane scrittore di Porto Sant'Elpidio che mi ha piacevolmente intrattenuta, all'ora dell'aperitivo, conclusa la presentazione rituale del loro progetto di foto & racconti, sul suo recentissimo ritrovamento: una Olivetti 33, sulla quale copia pezzi immortali di letteratura, così, per distrarsi dagli studi.
Fortunatamente, ho acquistato il catalogo, comprensivo di una selezione dei lavori delle persone che hanno preso parte ai workshop condotti da Giovanni in molte parti d'Italia. Tra i frequentanti di Fermo c'ero anch'io e devo ammettere di aver gongolato un pochino (poco poco, giuro) vedendo il pannello con una selezione delle mie Minime Storie.
Al di là dei massaggini egotici che comunque ogni tanto ci vogliono, sono davvero felice di aver vissuto, pur se marginalmente, un'esperienza così densa, di voci, di belle facce, di discorsi finalmente interessanti.
Ognuno di noi ha la sua personale Itaca da raggiungere e non sempre possiamo ricacciare indietro Lestrigoni e Ciclopi, soprattutto se, come dice il poeta Costantino Kafavis, questi tizi si annidano nella nostra testa.
Ogni tanto, poi, anche quando pensiamo di averli sconfitti, i demoni demotivanti (un'assonanza voluta!) ci riprovano fiaccandoci.
Ma gente dalla "coccia" dura come me si piega (finora) ma non si spezza.
Perciò avanti così.
Vi lascio con le immagini del mio pannello (!) e con un video sui passaggi salienti della due giorni di Bibbiena:
Ed eccovi il video (assolutamente autoprodotto: non so perché, ma nei titoli di coda mi ha troncato due parole. Portate pazienza...):
Personalmente, non ci credo e in ogni caso gli auguro innanzitutto di staccare per un po' (anche un bel po', se necessario) prima di pronunciare altre frasi così. Perché, diciamolo: chi l'ha conosciuto anche solo superficialmente (come la sottoscritta) intuisce che un tipo così appassionato difficilmente potrà mai cessare di dare il massimo in tutto ciò che farà. Foss'anche "solo" il padre.
In ogni caso, il viaggio alla ricerca della sua Itaca si è ufficialmente concluso lo scorso fine settimana, in un mare di folla e di ovazioni che neanche ai concerti rock.
Purtroppo non sono riuscita a godermi la sua mostra con la dovuta attenzione (alle inaugurazioni è sempre così ed è ben per questo che in genere le diserto). E non so neanche se riuscirò a tornarci prima che chiuda, il prossimo 9 settembre.
Potendo, ci riandrei di corsa già domani, sia per la bellezza dei luoghi che circondano il Centro italiano della fotografia d'autore di Bibbiena, un piccolo borgo in provincia d'Arezzo, sia per il valore dell'allestimento dedicato all'intenso viaggio in Italia a bordo di un camper, compiuto da Giovanni e Matteo Fulimeni, un giovane scrittore di Porto Sant'Elpidio che mi ha piacevolmente intrattenuta, all'ora dell'aperitivo, conclusa la presentazione rituale del loro progetto di foto & racconti, sul suo recentissimo ritrovamento: una Olivetti 33, sulla quale copia pezzi immortali di letteratura, così, per distrarsi dagli studi.
Fortunatamente, ho acquistato il catalogo, comprensivo di una selezione dei lavori delle persone che hanno preso parte ai workshop condotti da Giovanni in molte parti d'Italia. Tra i frequentanti di Fermo c'ero anch'io e devo ammettere di aver gongolato un pochino (poco poco, giuro) vedendo il pannello con una selezione delle mie Minime Storie.
Al di là dei massaggini egotici che comunque ogni tanto ci vogliono, sono davvero felice di aver vissuto, pur se marginalmente, un'esperienza così densa, di voci, di belle facce, di discorsi finalmente interessanti.
Ognuno di noi ha la sua personale Itaca da raggiungere e non sempre possiamo ricacciare indietro Lestrigoni e Ciclopi, soprattutto se, come dice il poeta Costantino Kafavis, questi tizi si annidano nella nostra testa.
Ogni tanto, poi, anche quando pensiamo di averli sconfitti, i demoni demotivanti (un'assonanza voluta!) ci riprovano fiaccandoci.
Ma gente dalla "coccia" dura come me si piega (finora) ma non si spezza.
Perciò avanti così.
Vi lascio con le immagini del mio pannello (!) e con un video sui passaggi salienti della due giorni di Bibbiena:
![]() |
| Il bipede Paolo guarda concentrato le Minime Storie in mostra... |
![]() |
| Dopo il matrimonio, Oggi niente scuola, Troppo sensibile e Nobiltà pop in mostra al Cifa di Bibbiena |
Ed eccovi il video (assolutamente autoprodotto: non so perché, ma nei titoli di coda mi ha troncato due parole. Portate pazienza...):
mercoledì 9 maggio 2012
Minime Storie su Blurb... e due!
Avrò fatto tutto bene stavolta?
Speriamo.
Se fosse, questo è il vero Minime Storie da me medesima reimpaginato su Blurb!
Ho visionato l'anteprima online ed è diversa dalla mia impaginazione.
A questo punto mi arrendo... quando mi arriveranno le sette copie saprò con certezza se hanno inserito anche la sovraccoperta o no.
Direi che adesso, però, con il "vecchio" lavoro può bastare.
E in ogni caso qualcosa di nuovo l'ho imparata...
Ad maiora, ma veramente!
Eccovi, comunque, la copertina:

E, come dico sempre (un po' troppo, forse): ad maiora!
Ho visionato l'anteprima online ed è diversa dalla mia impaginazione.
A questo punto mi arrendo... quando mi arriveranno le sette copie saprò con certezza se hanno inserito anche la sovraccoperta o no.
Direi che adesso, però, con il "vecchio" lavoro può bastare.
E in ogni caso qualcosa di nuovo l'ho imparata...
Ad maiora, ma veramente!
Eccovi, comunque, la copertina:

E, come dico sempre (un po' troppo, forse): ad maiora!
mercoledì 2 maggio 2012
Bice, Nino e il no di Daniele al romanticismo!
Ed eccomi di nuovo qua, svuotata e (abbastanza) determinata a portare a termine il mio prossimo lavoro interamente autoprodotto (ma magari con qualche dritta in più su come si impagina!).
Proprio poco fa mi è arrivata la mia copia di "Minime storie" reimpaginata da me su Blurb e, come prevedevo, la resa dei colori non è sempre ottimale. In ogni caso, voglio ringraziare nuovamente Maddalena Blandino per le cartine e per la copertina.
Di seguito, invece, ripubblico la selezione delle foto dei nostri "padroni di casa" operata da Daniele Cinciripini sabato scorso, al secondo incontro del workshop sull'autoproduzione del libro fotografico, stavolta tenutosi nei locali della Fondazione Libero Bizzarri di San Benedetto del Tronto (mi sono dimenticata di scriverlo nello scorso post, perciò lo faccio adesso):
Il senso della selezione operata da Daniele? Parlare dei gatti e del loro rapporto con la casa e (al limite) con noi.
Si tratta di una fondamentale indicazione di percorso possibile, peraltro non obbligatoria.
Daniele ci ha tenuto a precisare, infatti, che devo, dobbiamo un po' tutti, sentirci liberi di scattare come ci piace. Anche se... anche se le foto troppo romantiche non vanno bene!
E io, a dire il vero, sono d'accordo con lui, se con questo aggettivo si intende una visione troppo zuccherosa dei nostri gatti.
Sinceramente, non credo di essere portata per gli eccessi di smancerie, ma, essendo totalmente soggiogata da Bice e Nino, potrebbe anche darsi che le pratichi senza accorgermene!
Staremo a vedere.
Per il momento, come sempre, ad maiora!
Proprio poco fa mi è arrivata la mia copia di "Minime storie" reimpaginata da me su Blurb e, come prevedevo, la resa dei colori non è sempre ottimale. In ogni caso, voglio ringraziare nuovamente Maddalena Blandino per le cartine e per la copertina.
Di seguito, invece, ripubblico la selezione delle foto dei nostri "padroni di casa" operata da Daniele Cinciripini sabato scorso, al secondo incontro del workshop sull'autoproduzione del libro fotografico, stavolta tenutosi nei locali della Fondazione Libero Bizzarri di San Benedetto del Tronto (mi sono dimenticata di scriverlo nello scorso post, perciò lo faccio adesso):
Il senso della selezione operata da Daniele? Parlare dei gatti e del loro rapporto con la casa e (al limite) con noi.
Si tratta di una fondamentale indicazione di percorso possibile, peraltro non obbligatoria.
Daniele ci ha tenuto a precisare, infatti, che devo, dobbiamo un po' tutti, sentirci liberi di scattare come ci piace. Anche se... anche se le foto troppo romantiche non vanno bene!
E io, a dire il vero, sono d'accordo con lui, se con questo aggettivo si intende una visione troppo zuccherosa dei nostri gatti.
Sinceramente, non credo di essere portata per gli eccessi di smancerie, ma, essendo totalmente soggiogata da Bice e Nino, potrebbe anche darsi che le pratichi senza accorgermene!
Staremo a vedere.
Per il momento, come sempre, ad maiora!
sabato 21 aprile 2012
Ed ecco a voi... Le Minime storie!
Ed eccoci qua: alla fine, dai e dai, con qualche incertezza ed errore, sono riuscita a impaginarmi il mio primo libro (o l'unico? Chissà!) fotografico.
A quelli che mi dicevano che era facile usare la piattaforma di Blurb, beh, rispondo dipende...
Dipende dalle proprie conoscenze di grafica, innanzitutto, ma anche del computer in generale.
In tutti i modi, ce l'ho fatta e l'errore (piuttosto visibile) che ci ho lasciato dentro vale a futura memoria: mai avere fretta, tanto più se si stanno spendendo dei soldi!
Ma basta con le parole.
Cliccate su Minime storie e... sfogliatele, se vi va!
A quelli che mi dicevano che era facile usare la piattaforma di Blurb, beh, rispondo dipende...
Dipende dalle proprie conoscenze di grafica, innanzitutto, ma anche del computer in generale.
In tutti i modi, ce l'ho fatta e l'errore (piuttosto visibile) che ci ho lasciato dentro vale a futura memoria: mai avere fretta, tanto più se si stanno spendendo dei soldi!
Ma basta con le parole.
Cliccate su Minime storie e... sfogliatele, se vi va!
sabato 18 febbraio 2012
L'ultimo post del progetto per Itaca...
E' fatta: ieri mattina ho spedito il cd con il lavoro definitivo.
Diciamo che ho scelto proprio la giornata più adatta, di quelle che non vorresti mai che comparissero sul calendario (era venerdì 17), ma l'ho fatto quasi apposta perché bisogna andare contro le superstizioni.
E comunque, tanto, ero protetta dal gri-gri, il braccialetto africano che mi ha ri-regalato la scorsa estate Rai, il nostro amico di famiglia senegalese.
Nell'ufficio postale, peraltro, ho dovuto sopportare un'attesa di oltre un'ora per poter mandare il mio pacchetto, di quelli rigonfi ma di formato quadrato (ho scoperto solo ieri mattina che esistono anche in quella foggia, proprio per agevolare la spedizione dei cd), ma per fortuna ero in lieta compagnia.
Neanche a farlo apposta, infatti, mentre vergavo con la mia incerta grafia da medico l'indirizzo del Centro fotografico della Fotografia d'Autore di Bibbiena, è entrato Bibi Iacopini, ossia il "sindaco di piazza" nel mio portfolio, nonché mecenatesco organizzatore della mostra collettiva "Intanto" e del mercatino estivo del giovedì. Oltretutto, stavo usando proprio la penna che mi aveva regalato lui giorni prima proprio perché scrive benissimo e mi impedisce di calcare come una dannata.
Insomma, mentre aspettavamo il nostro turno, con gli sfoltisci code sempre più accartocciati (il mio sicuramente: quello di Bibi, probabilmente, sarà rimasto intonso come la pelle di un bebè: mai vista una persona più ordinata di lui), abbiamo chiacchierato e scambiato battute anche con gli altri malcapitati.
In un lampo, s'è fatta l'una e solo allora, compilando all'ultimo minuto il modulino delle raccomandate, ho potuto spedire il cd. L'impiegato mi ha pure rilasciato la copia dell'avvenuta consegna allo sportello. E speriamo bene. Perché, in effetti, ho un po' timore delle inefficienze nazionali... ma meglio buttarsi alle spalle ansie e pregiudizi e rilassarsi.
Ieri sera, per dire, alle dieci e trenta ero già a letto: così sfinita non mi sono sentita (forse...) neanche dopo aver dato la tesi (... chi mi conosce sa che non così. Storia vecchissima, meno male!).
Oggi, poi, sono andata a vedermi la mostra "La luce delle Marche", in cui ho potuto ammirare con entusiasmo e sincera venerazione un magnifico catalogo su Mario Giacomelli, in inglese.
Ho scoperto, durante la conversazione sulla fotografia che si teneva in contemporanea al mio giro solitario tra i pannelli dei diversi autori (tra cui anche il nocchiero Giovanni Marrozzini), che per le sue serie di più foto, quelle che adesso, di solito, vengono chiamate "portfolio", il grandissimo fotografo di Senigallia impiegava sempre più di un anno.
Sono rimasta basita soprattutto davanti alle ultime, quelle di poco precedenti alla sua scomparsa.
Giacomelli era diventato ancora più concettuale e astratto di quanto già non avesse fatto con i suoi paesaggi solarizzati e i suoi pretini. Devo assolutamente cercarne in biblioteca l'opera omnia: voglio conoscerlo il più possibile.
La mia fotografia, certo, non ha niente a che fare con la sua, neanche come idee di fondo (quanto alla tecnica, beh, lasciamo stare), ma Giacomelli mi affascina completamente proprio per il senso di mistero che mi avvolge quando guardo quelle immagini così metafisiche, in cui la materia sembra già essersi dissolta.
Insomma: voglio continuare a leggere di fotografia e migliorare le mie basi, sia tecniche sia culturali.
Su questo Giovanni il nocchiero aveva perfettamente ragione: l'ha detto durante il workshop l'estate scorsa e immagino abbia continuato a farlo anche in tutti gli altri che gli si sono accumulati sulle spalle e nella (vulcanica) testa. Bisogna studiare: la fotografia richiede impegno, esattamente come la scrittura o qualsiasi altra forma di espressione più o meno artistica.
Il mio tutor Silvano Bicocchi ha commentato con queste parole il mio progetto impaginato sapientemente dalla mia amica grafica Maddalena Blandino: "E' un'opera concettuale che ha le radici nel giornalismo, inevitabilmente non poteva che essere così!". La mia cara amica e collega Simona Mengascini ha notato, analogamente, la presenza di un'impostazione giornalistica.
Ebbene: non ho mai pensato di fare un lavoro giornalistico, ma è chiaro che hanno ragione entrambi. Vengo dalla parola e dall'immagine inserita in contesti in cui la prima ha la meglio.
Nel frattempo, però, ho cominciato a domandarmi se non arriverò a eliminarle del tutto, le parole.
In "Minime storie", infatti, queste ultime hanno un peso fondamentale, direi identico a quello delle fotografie. Non posso tuttavia escludere di sperimentare un domani il racconto fotografico tout court.
Staremo a vedere. Anzi: come ho scritto alla fine della descrizione del progetto, "ad maiora!".
Vi lascio con le cartine realizzate da Madda, cui ho affidato il compito di aprire e chiudere il portfolio, nell'ipotesi remotissima che quel lavoro diventi una pubblicazione:
Non c'è che dire: non hanno proprio nulla a che fare con gli obbrobri che ho improvvisato io sul Paint...
E d'altra parte, a ciascuno il suo mestiere!
Con questo post si chiude ufficialmente il progetto per ITAca.
Minime Storie, inteso come blog, però, resterà aperto, a testimoniare le future avventure di foto, parole e quant'altro passerà davanti (e dietro!) la mia Nikon.
Minime Storie, inteso come blog, però, resterà aperto, a testimoniare le future avventure di foto, parole e quant'altro passerà davanti (e dietro!) la mia Nikon.
Grazie a chiunque sia passato di qua, volutamente o per sbaglio.
A presto!
giovedì 19 gennaio 2012
Dalla delusione alla riscossa
Alla fine, proprio quando pensavo che il mio lavoro fosse in discesa, si sono verificati una serie di contrattempi un po' deludenti. Pazienza. Non tutto può andare sempre come vorremmo e già mi sembra un miracolo di essere arrivata alla dodicesima "Minima storia" senza incontrare ostacoli.
Del primo NO ricevuto dalle Sorelle Tettamanzi ho già parlato. Non mi aspettavo, però, che il sì del camminatore si trasformasse in un NI, che per me equivale a un no. Ho anche provato a insistere (richiamandolo ben due volte), ma direi che può bastare.
Nel frattempo, ho preso altre strade, compresa l'ultima, già programmata, davvero stimolante.
Nel palazzo in cui vivo, abitava Luigi Crocenzi, uno dei più significativi esponenti del racconto fotografico per immagini e parole. La scoperta della sua esistenza, unita alla straordinaria coincidenza di essere venuta a vivere nello stabile oggi di proprietà dei suoi eredi, risale a oltre un anno fa e non posso escludere di aver concepito il mio progetto proprio per questa ragione.
Scrivo così perché si tratta di un condizionamento non del tutto conscio: da sempre amo la fotografia di reportage, da sempre mi affascinano i volti delle persone comuni e i dettagli. Forse, siamo venuti ad abitare qui proprio perché potessi esplicitare la mia poetica, se di ciò si tratta. Qualcosa mi dice, tra l'altro, che non resteremo a lungo in questo angolo del centro storico e forse in questo paese.
Prima di andarmene, insomma, avevo una missione, magari piccola, magari destinata a essere nota a una ristrettissima cerchia di amici, ma dovevo compierla.
Dò troppa importanza ai segni? Può essere. Resta il fatto che solo quando mi lascio assorbire del tutto da un progetto, riesco a sentirlo veramente mio.
E quindi: mentre attendo di sapere dal tutor che cosa ne pensa delle storie Tredici, Quattordici e Quindici, mi preparo ad affrontare l'ultima, la ventesima... E le altre quattro? Ci sto lavorando, figuriamoci.
Tra poco ho un appuntamento, o almeno lo spero; nel pomeriggio ne ho un altro. Per fissare quello ulteriore, devo fare una telefonata (l'ho rimandata fin troppo, accidenti a me!) e per la diciannovesima ho bisogno di ispirazione spirituale... o demoniaca, chissà!
Insomma: ce la farò, ce la devo fare, assolutamente, a finire il lavoro entro giovedì prossimo. Solo così, infatti, Silvano Bicocchi avrà il tempo necessario per aiutarmi a tirare le fila e a sistemare foto e testi.
E poi? Come ho scritto nel testo sotto la foto in alto, mica si può prevedere tutto?
Vi lascio con alcuni scatti di questi giorni:
Il palazzo con le auto davanti, ai tempi di Luigi Crocenzi, era al civico numero dieci. Lo attesta una cartolina (pubblicata su un catalogo di una mostra dedicata alla fotografia negli anni del Neorealismo, organizzata a Fermo lo scorso anno) che l'intellettuale fermano scrisse a suo padre nel 1950, ai tempi in cui frequentava ancora Elio Vittorini. Con lui realizzò la prima edizione di "Conversazione in Sicilia", illustrata (e qui stava il problema!) dalle sue fotografie.
Per Crocenzi, la foto era molto di più di una semplice appendice al testo scritto. Come lui cominciarono a pensarla molti giovani fotografi, compreso Mario Giacomelli, che Crocenzi ebbe il merito di lanciare.
Da allora, molte cose sono cambiate.
Immortale è, invece, la ricerca di senso del nostro vivere, con immagini, parole o quant'altro sia disponibile a noi essere mortali.
giovedì 5 gennaio 2012
Da dove nasce Minime Storie
Mi sono sempre dimenticata di scriverlo, ma credo che adesso sia proprio arrivato il momento di spiegare le origini di questo spazio.
Innanzitutto, mi sono fatta suggestionare dal titolo di una canzone. Si tratta di "Storia minima" di Paolo Conte. Per chi mi conosce, è abbastanza normale che sia ricorsa al Maestro, che mi accompagna ormai da oltre 23 anni (accidenti!), per trovare un titolo degno al mio blog.
A onor del vero, però, devo aggiungere un altro tassello: da sempre amo i dettagli e le piccole storie, i micro-aneddoti. Questo mio modo di fare si ritrova nei testi che scrivo, nelle frasi che leggo e nelle persone che suscitano la mia curiosità.
Amo le scoperte segrete, mi piace stupirmi davanti a una scritta su un muro, davanti a un cavallo che improvvisamente scopro pascolare davanti alle finestre di casa mia (giuro, è successo davvero: all'improvviso, poi, sono diventati due. E poi, un giorno, sono spariti, chissà perché).
Da ragazzina ho raccolto un foglio scritto a penna contenente i dati anagrafici di una persona scomparsa. Molti anni dopo il tipo non aveva fatto ancora ritorno a casa, tanto che è finito a "Chi l'ha visto?".
Quando ho cominciato il viaggio nel mio quartiere, non immaginavo che cosa avrei trovato, ma ero certa che le storie più belle sarebbero nate dal caso.
La prima foto è stata alle scarpe che vedete in alto, ogni volta che aprite il blog.
Me le ha segnalate Paolo il Bipede, andando a prendere la sua vespa. Sono rimaste lì per giorni, a inizio ottobre, proprio quando ero via. Se non ci fossero stati i suoi occhi, insomma, sarebbe mancato un fondamentale tassello per le storie che vanno via via dipanandosi da allora.
Saranno scarpe da sposa? E' probabile. Patrizia Di Ruscio, la vicepresidentenssa dell'associazione "Il Bianco", colonna portante della collettiva "INTANTO" ancora in corso all'ex mercato coperto, ne è convinta.
Sono troppo nuove, ha considerato Patrizia: danno l'idea di calzature indossate una sola volta e forse lasciate lì, in un ideale "shoes-crossing" a beneficio di altre spose.
Quelle scarpe sono state la mia prima "Minima Storia", adesso ospitata sul sito del Fotoclub che linko nella colonna a destra affianco ai post. Di seguito, con intervalli differenti, ne sono fiorite altre e altre ne arriveranno a partire dalla prossima settimana.
Confesso che mi mancano le mie esplorazioni fotografiche. Al contempo, so che, richiedendomi impegno assoluto, ho fatto bene a sospendere il mio lavoro in attesa di giorni più sgombri.
Oltretutto, proprio grazie a "INTANTO" ho conosciuto altri possibili protagonisti delle mie "Minime Storie", che finiscano o meno nel progetto "Itaca", non importa.
E già, perché ho già capito che questo blog dovrà andare avanti anche una volta che avrò concluso il lavoro nato grazie a Giovanni Marrozzini.
E' tempo (quasi...) che cammini con le mie gambe, la mia fotocamera e le mie idee, sulla vita, sul mondo e, perché no, anche sull'arte. Qualunque cosa voglia significare questa parola.
Eccovi le scarpe, nuovamente:
Un grazie, anzi due, ai Paoli della mia vita (domani il Maestro compie 75 anni: auguri e mille di questi giorni!). E a voi che passerete di qua a incoraggiarmi e a darmi altri spunti... Vi aspetto.
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