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mercoledì 10 aprile 2013

Letteralmente... infatati, il resoconto quasi impossibile del workshop sui Sibillini

Le premesse c'erano tutte: il progetto appassionante, il luogo magico, il periodo pasquale e la neve. Del resto, l'avevo anche scritto, sempre su questo spazio, poco prima di partire per Castelluccio di Norcia, un paesino abbarbicato appena sotto il Redentore, la cima appartenente alla montagna del Vettore, la più alta di tutta la catena dei Sibillini.
Già sapevo insomma quanto mi sarei fatta coinvolgere e quanto avrei continuato a pensarci anche dopo, scrutando i monti dalle finestre di casa mia, tuttora imbiancate, nonostante i primi rondoni che via via si avvicinano sempre di più alle nostre grondaie. A breve la patina bianca sparirà e forse riuscirò finalmente anche a percorrere quei sentieri di montagna troppo impervi per chi non sia pratico di alpinismo e ciaspolate.
E d'altra parte, i partecipanti a Letteralmente fotografia, il workshop di Giovanni Marrozzini, non erano venuti lassù, a poco più di 1400 metri sul livello del mare, per fare sport.
E proprio da loro che è arrivata la sorpresa più grande.
Eravamo tutti diversi, per età e interessi. Eppure, in quel contesto fatato, con i tempi dilatati dei pranzi e delle cene, immersi nel silenzio rotto dagli ululati chissà se di lupi e dal vento gelato che soffiava su quegli strani ciuffi d'erba marrone, rapiti dalla musica minimalista di Giovanni durante i lunghi minuti impiegati nell'editing dei loro scatti, sembravamo conoscerci da una vita. In quei momenti, non eravamo davvero presenti nella stretta sala destinataci dai gestori dell'agriturismo dove abbiamo abitato per quattro giorni. Il nostro io profondo era da un'altra parte, forse a scorrazzare con i folletti che su queste montagne prendono il nome di "Mazzamurelli", o addirittura a ballare con le fate dai piedi e polpacci caprini intorno a un fuoco. Ogni tanto venivamo colti (soprattutto io e Matteo) da risa lacrimose, liberatorie e infantili, e in un viaggio verso uno dei piccoli borghi che ospita il maggior numero di fate (anche oggi, e già), abbiamo pure inventato un gruppo votato a ingenerare tristezza negli altri. Vuoi essere triste? The sadness ti dà una mano. "Tristi o rimborsati", lo slogan più efficace coniato dalla silenziosa e ironica Maria Teresa. Quel modo di scherzare mi ha riportato indietro negli anni, facendomi provare una nostalgia forse simile a quella vissuta da Guerrino e dagli altri cavalieri transitati dal Regno della Sibilla. Lo scarso sonno ha alimentato sogni bizzarri, il freddo un torcicollo epocale e il ritorno a casa un lento e faticosissimo risveglio alla cosiddetta realtà.
Non poteva, non doveva finire così presto. Anche se le tracce di questo viaggio non solo fisico, ne sono sempre più convinta, produrranno ulteriori, per il momento non ancora sondabili, cambiamenti in ciascuno dei protagonisti di questa straordinaria esperienza.
Non era facile riassumerla né, forse, si poteva farlo in maniera scientifica e pedante, meno che mai giornalistica. Di qui la scelta che vedrete sotto di raccontarne qualche momento saliente, per mezzo di una galleria fotografica, con i miei scatti (molto liberi di andarsene a zonzo dietro facce e dettagli), un riassunto (tranciatissimo, com'era giusto che fosse) della mia lezione introduttiva sui percorsi leggendari sui quali mi sono preparata con molta partecipazione nei mesi scorsi; e infine con i passaggi salienti della lezione accademica ma non troppo di Cesare Catà, un giovane studioso dei miti e delle leggende irlandesi-marchigiane, che mi ha davvero colpita per l'accuratezza e la scioltezza nell'esposizione.
Che cosa manca? Le parole dell'organizzatore di questo piccolo miracolo di armonia: Giovanni ha preferito restare nell'ombra, nascondendosi dietro la sua folta barba, ma soprattutto dietro alle emozioni dei partecipanti, tradottesi in foto e testi davvero inattesi.
A loro il mio grazie più sentito e una esortazione: siate sempre disponibili a lasciarvi infatare.
E non strecciate le criniere dei cavalli.


Fotograficamente letterari


I sette percorsi - l'intervento introduttivo della sottoscritta


L'essenziale è invisibile agli occhi - La lezione di Cesare Catà