martedì 2 luglio 2019

Attaccarsi al presente, oltre ogni nostalgia



Mi piace godermi il tramonto guardando dalla grande finestra che dà sul giardino.
L'ho fatto dal primo giorno in cui sono entrata in questa casa, quasi un anno fa. Sono esperta di affitti, in fondo.
Quando si è trattato di comprarne una, ho voluto che in più ci fosse almeno un balcone. Tornando a stare in casa d'altri, naturalmente, non potevo avere la stessa pretesa.
Ma mi è andata bene: vivo a cinque minuti dal posto di lavoro e ad altrettanti dal parco di Schonbrunn.

Mi accorgo solo ora che digito finalmente dal mio computer vecchiotto di quanto mi sia disabituata alla tastiera italiana, senza umlaut (i due puntini sopra alcune vocali, per i non cruccofoni) e con una diversa posizione per la z e alcuni accenti.

Da dove scrivo? Dove sono? 
A Vienna.

E che diavolo ci faccio qui?
Lavoro. 
E dovevi arrivare fin là per lavorare?
Sì e no.

E non vorresti tornare indietro?
...

Domandona.

Mi manca l'Italia, come mai avrei immaginato prima.

Ultimamente sto pensando di meno alla mia casa, quella che ho comprato, con, non uno, ma addirittura due balconi.

Se ci penso, provo una stretta.
L'ho chiusa, l'abbiamo chiusa insieme, il Bipede ed io, a Pasqua e da allora non siamo ancora tornati. Quella volta lì ho dovuto buttare tutte le piante residue ormai defunte, riuscendo (forse) a salvare solo l'ulivo che ho dato alla vicina.

Solo da pochi giorni ho comprato dei vasi nuovi qui. Il bipede mi ha regalato una piantina di lavanda per il nostro undicesimo anniversario di matrimonio. 
Bisogna vivere e dare vita a quello che ci circonda.
Almeno, io ne ho bisogno.

Il giardino di fronte a me mi stimola molto.
Una mattina di inizio primavera, quando gli alberi erano ancora spogli, abbiamo avvistato un essere in movimento.
Batteva furiosamente con il suo becco contro la corteccia di uno degli alberi che ora mostra la stessa bella chioma che mi ha accolto lo scorso anno.

Era un picchio che stava preparando la sua tana.
Poi ne sono venuti altri e solo qualche settimana fa ho realizzato che i miei proprietari, che abitano al piano di sopra, hanno riempito appositamente per loro due diversi cilindri traforati, appesi poco sotto la mia finestra, riempiendoli di noci e altra frutta secca.
Ogni tanto si presentano in due: uno prende le noci dal tubo e l'altro, più piccino, aspetta di essere imboccato.

Queste scene da Super Quark sollevano lo spirito. Vederle con il Bipede ancora di più.

In questo lungo primo anno da espatriata, in verità non ancora finito, ho capito alcune cose.

Non mi piace stare da sola.
In verità l'ho sempre saputo, ma ne ho avuto la riprova in un momento piuttosto oscuro e scuro dello scorso inverno.

Voglio fare tesoro di ogni giorno che trascorrerò ancora qui, cercando di prendere il meglio di questo posto. 
A cominciare dalla lingua. 

Vorrei anche reimparare a rilassarmi per bene, cosa che qui, all'apparenza, mi pare sappiano fare meglio di noi italiani.
O sarà che quando non hai entrate certe, difficilmente ti rilassi per bene. 

Però l'Italia è bella, molto bella. 
Lavorando con italiani, certo, non ho perso i contatti soprattutto con l'informazione nazionale, ma ogni tanto mi sorprendo a fissare gli sfondi dietro i giornalisti che, magari, stanno raccontando qualche pessimo fatto di cronaca, un pezzetto di piazza, una collina fiorita e i gelsomini, uh, i gelsomini, dietro un intervistato.

Non penso tanto alla mia casa lontana, ma prima mi è venuta in mente la finestra di quella della mia stanza da ragazza. Le nuvole sopra la speculazione edilizia, i profumi diversi nell'aria.

Ho sognato di proporre a una ragazza di fare conversazione in entrambe le lingue. Le parlavo in tedesco, accidenti. Allora è vero che a un certo punto si sogna in altre lingue. Ma francamente in questo caso mi pare prematuro. 

Poi mi sono successi due episodi carini comprandomi le scarpe e durante la spesa. Lì ho davvero parlato in tedesco e come nel sogno avevo il mio carrellino lilla, ma a differenza che nel sogno, sono tornata a casa contenta. E sollevata di non sapermi sola.

Ci sono anche i gatti, naturalmente. Loro mi pare si siano perfettamente ambientati. Saggezza felina. 

Non so, insomma, come andrà a finire,  se a un certo punto la nostalgia ci sovrasterà.

L'ultima cosa che credo di aver imparato è l'essere riuscita ad attaccarmi il più possibile al presente, come una cozza (ah, le cozze dell'Adriatico) con il suo scoglio (madonna che metafora).

Per il resto, mi è mancata la scrittura, mi mancano da morire i giornali italiani (incredibile), ma mi riferisco a quelli di carta, che qui non si trovano proprio, se non in pochi posti e con vari giorni di ritardo (gli austriaci ci cagano solo per la cucina, praticamente).

Insomma, sono una nostalgica signora di mezza età giunta in terra straniera forse per liberarmi del tutto delle illusioni adolescenziali.

Accettare il tempo che passa non è facile, ma come per quella cosa della cozza e lo scoglio, quando cominci a farlo, ti senti meglio.

E corri più forte.
Sorridendo anche un po'. 


martedì 29 marzo 2016

Arte Laguna Prize, la mia photo-gallery!

A quasi due settimane dalla mia esperienza veneziana, ho ancora la testa nella laguna e un pochino anche il cuore. Aveva proprio ragione Martina Bonci, la riccia fanciulla coordinatrice dello staff che ha collaborato alla realizzazione (e allo smantellamento incombente!) del Premio Arte Laguna, in chiusura il prossimo 3 aprile: fare da assistant per una manifestazione del genere, per giunta in un posto magico come l'Arsenale, va ben oltre le aspettative che ciascuno di noi poteva avere prima di partire.

Almeno, io confermo la sua visione e, se ne avessi l'occasione, ve l'assicuro, lo rifarei. Sarà che sono arrivata a conoscere il Premio adesso che ha maturato già dieci edizioni e che, davvero, il clima che ho respirato negli spazi dell'immenso ex cantiere navale veneziano era davvero internazionale. I finalisti e i vincitori di quest'anno erano 120 e provenivano da ben 35 Paesi differenti, come dire il mondo miniatura racchiuso nei tre affascinanti stanzoni delle Nappe.

Anno dopo anno, Arte Laguna Prize sembra cioè essere diventato uno dei più prestigiosi premi nell'ambiente dell'arte contemporanea.

Anche senza saperne nulla, comunque, bastava guardare l'entusiasmo dei vincitori chiamati sul palco a ricevere il proprio riconoscimento. Devo perciò dare ragione anche a Laura Gallon, una delle due fondatrici (con Beatrice Susa) della manifestazione, sul fatto che per me, scribacchina e pennivendola, era piuttosto importante essere lì nei giorni a ridosso dell'inaugurazione e durante quest'ultima.

Se avessi partecipato solo all'allestimento o alla fase di guardiania, non avrei infatti potuto avvertire anche dentro di me la tensione degli ultimi preparativi e il successivo (temporaneo...) rilassamento di tutto lo staff, una volta che la cerimonia di apertura si era avviata a conclusione.

Insomma, mi sono fatta un bel regalo pre-pasquale. Ed è ben per questo che ci tenevo a ricambiare chi ha condiviso con me l'esperienza, staff e artisti, con la mia artigianale galleria fotografica.

La trovate sotto: ho scelto l'inglese per le didascalie ispirandomi all'atmosfera "very international" non solo di Arte Laguna Prize, ma proprio della città di Venezia.
Un luogo da rivedere assolutamente.
Tornerò... one day or another!

A voi, buona visione.

(The English version just below the photo-gallery)





Arte Laguna Prize, watch my photo-gallery!

After almost two weeks from my venetian experience, I still have the head in the laguna and a little bit of my heart, too. Martina Bonci was absolutely right. I mean the curly young woman, who had the role to coordinate the staff employed to realize Arte Laguna Prize, which is ending on April 3th: being an assistant in such an occasion, in a magic place like Arsenale, goes much more over your beginning hopes.

Either way, to me it was definitely so and I can tell you that, if I had the chance, I would repeat that experience.

Maybe, my enthusiasm also depends on the fact that I have met the Prize when it was already at the edition 10th, and on the fact that the climate which I was inspiring in the huge former ships' factory was really international.

The finalists and the winners of the present edition were 120, coming from 35 different countries. It has been as in the big three rooms of the Nappe there was the whole world.
In other words, year after year, Arte Laguna Prize seems to have become one of the most prestigious prize in the contemporary art's environment.

But, even if you don't know this world at all, you would have considered enough meaningful to look at the joy of the winners, when they were approaching the stage to receive their awards.

So, I must tell Laura Gallon, too, that she was right. She is one of the two founders (with Beatrice Susa) of the prize. She suggested me to come to Venezia just before the opening and during it.
Only in these days, I could have had the opportunity to see the increasing tension, which is normal before an official ceremony, and the satisfaction just after it. For a journalist and a kind of a writer as I am, it was really amazing.

In a few words, I gave myself a really beautiful Easter's gift.
That is why I would thank all the guys (the staff and the artists) who have lived my same experience, making the photo-gallery you can see above.
I hope my English is not so bad: please, forgive me for my mistakes.
And see you soon, Venice and Arte Laguna Prize... I'll come back, one day or another!
And now enjoy the video.

mercoledì 17 febbraio 2016

Auguri ai gatti e ai loro (sventurati) amici a due zampe

Stamattina, nell'inquietante operazione nostalgia cui siamo sottoposti noi poveri affiliati, Facebook mi ha ricordato la mia presentazione di Che gatti alla sala ragazzi della biblioteca Romolo Spezioli di Fermo, avvenuta esattamente due anni fa, in occasione dell'odierna Giornata internazionale del gatto.
Rammento con molto piacere quell'esperienza, l'unica con bambini così piccoli che mi sia mai capitata.

A loro non potevo certo dire che quando fai entrare un animale come il gatto nella tua vita, poi sei fregato per sempre. Naturalmente detto in senso buono (mmmh).
Ai miei quattrozampe ho dedicato più di un post e di una foto (quante foto!) per cui voglio farla corta.

Mi limito a ri-festeggiarli insieme con voi, svelandovi anche un piccolo segreto: sarebbe quasi quasi arrivato il momento di scrivere/fotografare un Che gatti/2, per aggiornarvi su come si sia modificata la strana alleanza tra i quadrupedi e i bipedi di cui ben sapete, a distanza di cinque anni.

La storia che ho impudicamente stampato parlava infatti degli inizi, mentre adesso siamo nel pieno di un rapporto, con tutti gli alti e bassi del caso. E a mio modestissimo parere, sono proprio questi alti e questi bassi che sarebbero interessanti da raccontare.

Ci sto pensando da un po', ma non mi decido per i motivi più diversi che ora non contano. Se lo farò, di certo ne saprete di più.

In ogni caso, lunga vita ai felini della mia e della vostra vita, amici cari.

E ricordate: comandano loro. Rassegniamoci.







lunedì 8 febbraio 2016

A tutta festa... con Fermo 85!

A me che m'importa il dinero, a me che m'importa la fama... canta un tipo della compilation di zumba che mi ha copiato Francesco Catini, l'insegnante dell'associazione sportiva Fermo '85, che ho immortalato in Let's get physical per l'ultima edizione di Intanto, la collettiva natalizia di artisti della cittadina marchigiana.

Bene: lo scorso giovedì grasso ho ripetuto l'esperienza, per un'occasione - direi proprio! - ben più importante.

Giusto alla vigilia del Carnevale, la festa più pazza dell'anno, ha infatti compiuto gli anni Rita Sacripanti, un vero mito non solo per la società sportiva, ma anche per svariate generazioni di ragazzi fermani che l'hanno avuta a scuola (non senza un certo, giustificato, timore) in qualità d'insegnante di ginnastica.

Approfitto del mio mini-blog per rinnovarle ancora una volta gli auguri... nel modo che vedrete sotto:



Che magnifico gruppo, eh?

Quel che più mi piace della Fermo '85 è il senso di famiglia che si crea, lezione dopo lezione, con un calore che non vi saprei spiegare meglio di così.

C'è solo da provarlo per rendersene conto. Dandosi, naturalmente, del tempo per resistere alle ripetizioni di addominali, squat etc etc che ci somministra pure la solo apparente meno tosta Tiziana Bastiani e lasciandosi andare al ritmo senza ansie da prestazione quando è il momento dei volteggi.

V'assicuro: persino io che sono una precisetta legnosa di prima categoria mi sono fatta conquistare addirittura anche dalla Zumba.

Dunque, cento, mille di questi compleanni a Rita e a tutti quelli che, prima o poi... verranno a lezione con noi!

Rita e il brillocco!
Tiziana e Michele

Francesco... wow!

Meta-foto di gruppo

Rita e Daniela
  
Tanghéri...

Si balla!

Un'altra foto, lo so che rompo!

Sergio, vorresti tirarmela in testa, vero?








mercoledì 6 gennaio 2016

Arrivederci a #Intanto, con Lucia, il suo caffè e Paolo Conte

Tra le persone che frequentano Intanto, la mostra collettiva di artisti locali organizzata a Fermo all'ex mercato coperto, Lucia Brandoni è una delle più assidue. Un paio d'anni fa ci siamo incontrate spesso soprattutto di domenica, quando la signora degli acquerelli, in genere, passava (credo lo faccia anche adesso che è nonna, ma non ne sono certa) almeno un paio d'ore nell'unico angolo riscaldato dell'immenso ambiente freddo-umido, in compagnia di Patrizia Di Ruscio (organizzatrice con Bibi Iacopini dell'appuntamento natalizio) e di altri amici visitatori/artisti. Quando l'ho vista per la prima volta in abiti borghesi, ve lo confesso, mi ha fatto una strana impressione: perché di Lucia ho in mente due aspetti molto caratteristici.

Il primo: l'alta e snella figura rivestita da tute che le calzano a pennello; il secondo: la scia di profumo di caffè che si espande dalla sua borsa, abbandonata sui materassi sotto la spalliera che di solito usiamo per i dorsali.

Bene: è da ieri che ci penso. A Lucia e al suo profumo di caffè dedico le mie parole di commiato alla mostra collettiva fermana, che chiude oggi pomeriggio (chi non fosse andato, fa ancora in tempo entro le venti di stasera). Approfitto di lei (come se non l'avessi già abbastanza esposta...) anche per un'altra, personalissima, ragione.

Donna dal profumo di caffè è una canzone di Snob, l'ultimo album di Paolo Conte, che giusto oggi, in tempo con l'arrivo dei Re Magi alla grotta di Gesù, compie 79 inverni.
Un bel giorno per nascere, pieno di attese e di speranze per l'anno appena nato.

A lui mille di questi giorni, a Lucia, come sempre, grazie, e a voi che passate di qua?
Ad maiora, naturalmente. Buon anno, amici.


Lucia Brandoni, la signora degli acquerelli



domenica 13 dicembre 2015

Fermo 85 a #Intanto... e pure su YOUTUBE!!



Oggi non sono andata all'ex mercato coperto di Fermo, per cui non ho idea se qualcuno abbia lasciato qualche commento nello spazio bianco, sotto le fotografie.
Sono stata in ogni caso felice di partecipare anche quest'anno e di ricevere un così festoso gradimento da parte di alcune delle mie compagne di palestra (e compagni!!).

Procedo perciò al secondo step (una parola detta non a caso), ma non vi anticipo nulla: guardate in fondo al post.

Rimetto le mani avanti e spero, con tutto il cuore, che anche questa piccola sorpresa sia altrettanto apprezzata.

Chi può, invece, vada a Intanto, un luogo freddo-ma-accogliente, dove espongono i migliori talenti e artisti della zona (a parte me, ovviamente, che non sono né artista né della zona, almeno di nascita!).

Per gli orari: su Facebook trovate la pagina ad hoc della collettiva di artisti (dopo Natale cambieranno). Avete tempo fino al 6 gennaio.

Grazie a tutti. E, come sempre, ad maiora!



mercoledì 9 dicembre 2015

Fermo 85 a #Intanto... niente paparazzi, solo energia!

Ve lo devo dire: per l'inaugurazione di #Intanto, il prossimo 12 dicembre all'ex mercato coperto di Fermo, mi sta salendo l'ansia.
Ho scelto, come sapete (credo), da Madamatap, di raccontare per immagini (e un breve testo...) i miei pomeriggi in palestra. Ovviamente, per farlo, ho ritratto le mie compagne di corsi e gli insegnanti.
Bene, anzi male: mi stanno tempestando di messaggini perché temono la paparazza che è in me.

Metto quindi le mani avanti anche da qui: non ho alcuna intenzione di farmi tirare la fotocamera sulla testa, anche se... fare la paparazza è divertente!

Scherzi a parte, non mi permetterei mai di ridicolizzare qualcuno se non me stessa.
Semmai, ho cercato il più possibile di comunicare energia e positività, ossia i sentimenti prevalenti che provo frequentando ormai da sei anni l'associazione sportiva Fermo 85.

Mi piace molto il risultato finale, reso possibile dal talento grafico di Maria Loreta Pagnani, la mia compagna di avventura di altre esperienze editoriali e fotografiche (Che gatti è opera sua).

Vi lascio con uno degli scatti che non ho utilizzato e che, istintivamente, ho copiato dal video di Olivia Newton-John che linko ancora più giù.

Il soggetto del ritratto?

Lo scoprirete sabato se verrete all'inaugurazione di Intanto.
Vi aspetto alle 17.30.
Ah, dimenticavo: vestitevi pesante. Per scaldarsi, lì dentro sì che ci vorrebbe zumba!





lunedì 30 novembre 2015

Minime storie, dal blog ai social. E viceversa

Ho scelto il tema per il lavoro (si fa sempre per dire) che porterò a Intanto, la mostra collettiva bla bla di Fermo.
Non vi anticipo nulla, ma volevo giusto comunicarvi due cosette.
La prima: ho appena tolto dal blog la pagina Storie da tweet, perché non funzionava né la usavo da tempo immemorabile.
La seconda: la maggior parte delle mie foto adatte (eventualmente) a una seconda edizione di Minime storie è già in giro, su Facebook, principalmente, ma anche su Instagram.

I blog sono superati e io lo so benissimo. Ritengo tuttavia che piccoli spazi così non facciano male a nessuno, per cui lascio questo qui in rete a disposizione di chi vorrà.

Anche perché, udite udite, c'è anche chi non usa alcun social network.
E magari ha piacere di sapere che diavolo vado scattando.

Tipo questo:



Si chiama C'era una volta il Novecento.
La scoperta della cassetta abbandonata è merito di mia cugina, con cui ho fatto una breve ma tanto bella passeggiata in spiaggia.
Una cosa simile era successa pure per le scarpe da sposa (avvistate per primo dal Bipede) che ho usato come logo del blog e per i miei bigliettini da visita (non fatemi dire altro, sennò divento sarcastica).

Insomma: rubo volentieri i suggerimenti altrui.

Questa foto racconta molto di come vedo il mondo.
Altre parole non servono.

Ah, no.

Ad maiora.

mercoledì 25 novembre 2015

Cristina Donati e l'omaggio agli artisti di Intanto. Ci si vede il 12 dicembre!

Mani d'artista. O di arista? A parte l'infelice freddura, ammetto di essermi sentita onorata quando ho letto il messaggio di Cristina Donati, fotografa (dice lei aspirante, ma già solo perché sta lì a scattare con una Nikon, per me, è degna di attenzione) e giornalista di Fermo.

Il set è durato poco, perché lei poi doveva andare da un altro dei partecipanti a Intanto 2015, la collettiva di artisti, che apre i battenti il prossimo 12 dicembre, organizzata per la sesta edizione all'ex mercato coperto di Fermo da Bibi Iacopini e Patrizia Di Ruscio (anzi, da Patrizia e Bibi: le donne sempre prima. E che diamine).

In quei minuti passati insieme nel mio inedito ruolo di modella (lasciamo stare un antico precedente... un giorno lo racconterò su Madamatap. Forse), ho intuito di aver a che fare con un tipo piuttosto interessante.

Ed è per questo che ho deciso di scrivere qualche riga su di lei e sulla mostra collettiva fermana che tanto mi ha dato negli anni passati.
Il foglietto ciancicato che vedrete sotto mi è stato dato da Cristina in persona: avrei dovuto tenerlo in qualche maniera tra le mani, ma siccome non avevo capito, l'ho accartocciato prima che potesse dirmi "alt!".

Non voglio anticiparvi molto altro sull'idea che ha avuto per il suo spazio espositivo alla mostra natalizia: sappiate però che si tratta di un omaggio originale a noi (spero lei compresa) che vi partecipiamo (devo assolutamente farmi venire un'idea, anzi... Aiuto!).

Quindi mi fermo qui.
Non prima di aver ringraziato ancora una volta Cristina. E di avervi invitato a partecipare numerosi alla serata d'inaugurazione. Ben equipaggiati contro il freddo, naturalmente.

Ad maiora, guys.


martedì 3 novembre 2015

Effetto nuova casa sui quadrupedi... e i temi di mio nipote!

Non ditemelo, lo so: un blog che non viene aggiornato assiduamente equivale a non averlo. Del resto, chi vuole ti legge anche a distanza di mesi: su internet non scade mai nulla.
Perciò eccomi di nuovo qui.
Chi conosce il mio alter ego Madamatap, sa che ho comprato casa da poco. E chi conosce gli animali, in particolare i gatti, sa altrettanto quante storie facciano se si cambia loro l'ambiente di riferimento.
Ebbene: la prima settimana, diciamo le prime due, sono state disorientanti per la coppia di fratelli quadrupedi de facto.

Da allora, però, sono passati diversi mesi e oggi le cose vanno decisamente bene. A volte fin troppo bene.
Leggete i due testi che riporto qui sotto:





Scusate se non mi metto lì a tagliare la mano che regge i fogli (lo sapete: questo non è un blog aziendale). In tutti i modi, quel che vedete/leggete (forse!) sopra sono due dei tre temi che mio nipote J. ha dedicato ai gatti. Anzi: ai miei gatti.

In poche righe ha raccontato alla perfezione come sia andato avanti l'ambientamento di quei due, ma quando parla del giro dalla finestra del bagno verso la porta finestra della cucina e viceversa con tappa nella vaschetta sul balcone e poi via sulle piante, beh, sta raccontando una delle nuove, mal tollerate (da me) abitudini della gatta grigia.

Finalmente ho due balconi, sui quali ho deciso di mettere qualche piantina. Bene: Bice la pirata ha subito provveduto a battezzarle, mordicchiandone le foglie e saltandoci proprio a piè (zampe) pari.
L'altro, il marroncino che a mio nipote evidentemente sembra grigio (la femmina è dominante in tutte le razze, figuriamoci nella felina), è quello che si maschera da cuscino sbagliando la posizione nel letto.

E insomma: la casa è di loro gradimento.
Sotto quattro scatti con il cellulare (non sono una fotografa, mi posso permettere di usare tutti i mezzi che mi pare) che lo attestano:






Non c'è bisogno di essere esperti psicologi felininici (un neologismo voluto, eh) per capire quanto differiscano le personalità di questi due.
Che cosa li accomuna, qualcuno potrebbe chiedersi?
A occhio nulla, forse solo l'essere i veri padroni di casa.
Ma pensa tu.

Se non ci fossero, comunque, bisognerebbe inventarli.
Grazie a J. per i suoi temi. Ah, a proposito: leggete l'ultimo, il più bello in assoluto, nel quale il mio magnifico nipote presenta due punti di vista, uno oggettivo e uno soggettivo, sul gatto.
Buona lettura!


mercoledì 8 luglio 2015

Voglia di leggerezza? Leggete #Chegatti!

Facebook mi ha avvisato dell'appello (???) dei fan di Minime Storie a scrivere qualcosa di nuovo.
Avrei dovuto farlo direttamente lì (so benissimo che dietro il messaggio c'è un banalissimo computer), ma non c'avevo voglia per cui sono ripassata di qua.
Come aggiorno il blog, diciamo così, aziendale della sottoscritta?

Così:

 
Molto aziendale, non c'è dubbio.
 
 
E poi così:
 


Avrei voluto linkarvi il video che ho ricavato dalle riprese fatte da mio padre (in massima parte) durante l'infanzia, ma è pieno di dati sensibili su persone che mi sono molto vicine.

Le storie minime continuano ad affascinarmi, ma ora è tempo di cose più grandi.
E più serie.

In ogni caso, per chi volesse leggerezza e sorrisi, Che Gatti (il mio libro) è un'ottima lettura estiva. Lo trovate qui.

Oppure, chiedete direttamente a me.

Grazie dell'attenzione e buona estate a tutti.

martedì 16 dicembre 2014

#Intanto ritorna per la quinta volta... E la creatività si riaccende!

Fino all'ultimo giorno, più o meno, non sono stata sicura di partecipare per il quarto anno consecutivo a #Intanto, la collettiva di artisti, veri e presunti (come sicuramente sono io) che ormai da un quinquennio anima l'ex mercato coperto di Fermo.

Che lo faccia materialmente e spiritualmente è certo di sicuro per i moltissimo aficionados. Che se ne accorga la maggioranza dei residenti nel bel borgo addormentato è un altro conto, ma di ciò non preoccupiamocene più di tanto.

Invitandovi ad andarla a visitare, ricordo solo ai neofiti che l'esposizione collettiva resterà aperta fino al prossimo 6 gennaio, con orari differenti pre e post Natale, come al solito, ossia di mattina e pomeriggio prima dell'arrivo di Santa Claus e soltanto di pomeriggio (dalle 16 alle 20) dal 25 alla chiusura

L'edizione di quest'anno è dedicata al compianto Salvatore Fornarola, un artista che ahimè non ho fatto in tempo a conoscere a fondo, cui è dedicato un spazio ad hoc giusto all'ingresso dell'esposizione (non potete non notarlo: ci sbattete proprio davanti).

In generale, tutti i partecipanti hanno dato il meglio di se stessi, ciascuno secondo le proprie abilità. Molte in molti casi, devo dire.

Le foto che vedete sotto sono pochine, ma ci tenevo comunque a pubblicarle perché non so se riuscirò a scattarne altre di qui alla chiusura della manifestazione.

Ringrazio di nuovo gli organizzatori per l'opportunità che danno anche a creature come me dotate di limitate doti artistiche di cimentarsi con la grande e umana voglia di mettersi in gioco.
Ringrazio inoltre gli altri partecipanti che negli anni ho avuto l'onore di conoscere.
Sappiate che rivedervi ogni anno fa davvero bene all'anima.

Come ho scritto nel fogliaccio appiccicato su una delle scatole che ho riciclato dall'anno scorso (una di quelle che abbiamo attaccato Maria Loreta Pagnani ed io... facendo poi impazzire Patrizia, Bibi e pure qualcun altro per il fatto che si staccavano ogni due per tre. Stavolta ho usato un sistema più sicuro. Almeno spero!!!), i tempi sono grami, ma Intanto è uno dei pochi luoghi in cui è possibile lasciarsi almeno qualche dolore alle spalle.

Perciò, amici, ad maiora davvero.
E non mancate di fare un salto al mercato coperto, naturalmente ben bardati contro il gelo!



La mia "Città ideale", edizione rewind

Alcune lampade di  Gianfilippo Calcinaro

L'allestimento di Silvano Mazzarantani, alias Novecento, anche sotto


I foglietti Zen senza titolo di Rossano Cipolletti e sotto gli stessi con un'altra sua opera
nello spazio dell'Associazione "Il Bianco", tra i promotori della collettiva Intanto


Il quadro destinato alla figlia Cecilia della mia amica Lucia Brandoni,
più in basso immortalata sorridente come al solito

Gli acrilici del grande Teo Tini, bibliotecario dal volto segreto

Le incisioni dell'Associazione "La Luna" di Fermo, guidata dal maestro Sandro Pazzi

Lo stand dedicato al grande Salvatore Fornarola

Lucia Brandoni, ginnica pittrice

Maria Screpanti, a destra, talentuosa artista della cucina e non solo;
e la sottoscritta, a sinistra, svagata (citazione dal mega-acquarellista Raffaele Ciccaleni
che però non ho colpevolmente ri-fotografato) pennivendola



BUONE FESTE A TUTTI!!!


giovedì 11 dicembre 2014

Che gatti, un bel regalo per Natale! What Cats: a beautiful gift for Christmas!




So bene di essere la negazione del marketing - I know that I'm not able to sell anything;

ma, con il Natale alle porte, un piccolo appello va fatto. - but, becoming Christmas, it's just necessary to try.

Voi che amate i gatti, le piccole storie e la fotografia - you, who love cats, little stories and photography,

date un'occhiata al mio libro - take a look to my book

e pensate se non possa essere il giusto regalo per qualcuno che la pensa come voi -
and think if it couldn't be the right gift for someone who thinks as you do;

o, meglio ancora, se non possa essere l'idea migliore per far scoprire ai vostri amici più cari un mondo nuovo - or, better more, if it is not the best idea to let your best friends discover a new world;

fatto di zampe, musi e baffi - made of paws, muzzles and whiskers;

pronti a dare loro allegria e leggerezza - ready to give them happiness and lightness.

Vi ho convinto? - Have I persuaded you?

Allora non vi resta che cliccare su Che gattiSo, you just need to tap on What Cats.


And Merry Christmas to you all!


^ ^  ^^ 



lunedì 10 novembre 2014

An ebook dedicated to cat-addicted people... like you and me!




I don't know if my What Cats is becoming a best seller on the online market (how I exaggerate!), but the most important thing is to have realized the finished product.


Look at the pictures above: they are three screen shots of my book.
I received them from the Conversa's graphic designer, a young (I suppose) lady who helped me to transform my Italian printed book in an English electronic one.

I'm really proud of this, friends.
I'm absolutely persuaded that it could be loved by other cat-addicted people like me.

Why am I so sure?
Because I made it with much care, as it's necessary to do.

Moreover, people who are fond of cats are generally very demanding, exactly as cats are!
They would prefer that you talk about their pets, for example, but they could appreciate yours if they are similar to theirs, in some aspects.

My story is, of course, only mine, as every story is.
But it's also universal, because it tells about the birth of a friendship; that is what there is between a man and his pet.
I've chosen to narrate this story through pictures and words, because I believe in the absolute beauty of cats.
Think of the hundred of authors who have spoken of their pets (dogs, too, of course). I bet that the reason behind this huge number is the same as mine.

All of us want to celebrate this special bond between human beings and animals, perhaps hoping to teach others to love pets in the same way.

Because if you love a pet, your life is better

Trust in me, friends, and start to smile at the poor vagabond felines you meet across your street... and buy my book, please! ;-)

giovedì 23 ottobre 2014

What Cats, an ebook dedicated to anyone who love cats. Even when they don't love us!



Charles Baudelaire said that God has created cats to give us the opportunity to caress a lion (or a tiger, maybe, but it's definitely the same).
I agree with him: whoever loves a cat, knows how hard it is to be equally beloved by him or her (I refuse to give to my cats the neutral gender...).

We who love cats, need them, not only the ones who live with us, but also those we meet by chance, just around the corner from our street.

And I've understood another thing: the more I know my cats, the more I'd like to know yours.
That's the deepest reason which pushed me to create my book entitled, What Cats.
Some of you, maybe, know the Italian printed version of it, consisting of pictures and words taken and written by myself. The English one is a bit different, because I've enriched it with some funny (I hope so!) video clips and photo galleries.

If you want to discover more details about my book, write to me, please... Or, if you are already sure you could like it, click here: Ultima books or Amazon.

In any case, the most important thing for me is that you enjoy your experience, watching and reading my story.
Which is exclusively mine, I know, but it's so similar to the other stories telling about this so fascinating kind of friendship.
I'm talking about the friendship between us, limited human beings, and them, adorable short-sized feline kings and queens, with or without pedigree.

Thank you all. 

mercoledì 14 maggio 2014

Che gatti al #Mercatinogiapponese del Black Out: bellissima esperienza!

Avrei voluto scrivere prontamente una cronaca ancora più dettagliata sulla mia presenza al Mercatino giapponese del Black Out di Roma, ma chi mi conosce personalmente sa che in questo momento ho altre priorità.
In tutti i modi, è stata una bellissima esperienza.

Ho conosciuto, anche se solo marginalmente certo, il mondo degli appassionati del Giappone, dei Manga e dei Cosplay. E dei gatti da cartoon.
Non potete immaginare, voi che come me non sapete nulla o quasi di questo mondo (i manga addicted ovviamente sono esclusi) quanto merchandising in Japanese style ricorra alla creatura felina imprimendola sulla più svariata tipologia di prodotti.

Ho visto portachiavi, magliette, borse, tazze, orecchini, porta-tabacchi e molto altro ancora a tema gattesco. Il mio libro, perciò, era assolutamente adeguato all'atmosfera.
Benché di giapponese, obiettivamente, abbia sì lo spirito, ma non le origini.

Chi lo ha comprato (o lo comprerà) si accorgerà che nella bibliografia finale ho citato il fondamentale Io sono un gatto di Natsume Soseki che mi ha dato vari spunti per l'impostazione generale e per le frasi che ho scritto in aggiunta alle foto.

Importante lettura è stata anche Lo Zen del gatto di Ludovica Scarpa, che però è italiana come me (anche se dotata, fortuna sua, di uno spirito internazionale assai maggiore).
Soprattutto molto importante è il mio sostrato di amante dei cartoni animati di Myazaki e in generale dei fumetti che ha determinato la stessa struttura del piccolo omaggio ai miei quattrozampe e a quelli che avete già incrociato o che spero presto incrocerete nel vostro cammino (mi autocito, e vabbè).

Ho potuto spiegarlo a più di una persona che mi è venuta a trovare ed è sempre un grande privilegio avere occasioni del genere. Ho intrecciato brevi e curiose conversazioni e so che, un pochino, ho lasciato la mia impronta.
Grazie, dunque, a tutti.

In particolare voglio ringraziare Stefan Pollak, il mio cognato italo-tedesco, che mi ha prestato il prototipo di una struttura in bambù per allestire in un modo decisamente originale (oltre che vagamente sol-levantino) il mio banchetto. Grazie anche per avermi fornito di quest'ultimo e per avermi aiutato a trasportarlo, montarlo e rivestirlo con una carta dello stesso (incredibile!) punto di rosso della copertina di Che gatti. Grazie anche agli amici sanlorenzini suoi e di mia sorella per lo spirito comunitario che hanno messo pure a mia disposizione.

Grazie, poi, alle mie vicine di destra di mercatino, ossia Beatrice ed Elisa che mi hanno prestato la lampada e mi hanno raccontato un po' di loro stesse (siete due ragazze molto in gamba: ve la caverete).

Grazie a Tiziano e al suo amico di banco, sulla mia destra, per la vostra stravagante simpatia e per l'essenziale ruolo di baby sitter.
Grazie a Kayo per la perfetta organizzazione del Mercatino e ai ragazzi da cui ho comprato ben due portachiavi a forma di gatto (crepi l'avarizia!) per l'ottimismo che sono riusciti a trasmettermi.

La prossima volta, chissà quando, tornerò solo nelle vesti di visitatrice, così avrò tempo per soffermarmi meglio su ogni singolo banco. Chi fa le cose con passione si vede. E lì era pieno di gente così.
Ad maiora a tutti (anche con il portafortuna che riproduco sotto. Anzi: chissà come si dice in lingua nipponica il mio motto preferito)!